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Scuola, sicurezza fuori dal patto

La programmazione delle opere, “negativamente influenzata da mancanza di pianificazione e da progettazione di base carente, ha spesso inseguito solo le disponibilità finanziarie piuttosto che le reali esigenze degli edifici scolastici”. È quanto evidenzia la Corte dei conti nella sua indagine sul “Programma di messa in sicurezza degli edifici scolastici”. Nell’attuazione degli interventi, osserva la magistratura contabile, “difficoltà sono state segnalate dalle regioni per ritardi nel rilascio di pareri da parte degli enti competenti, per le difficoltà di reperire fondi per interventi collaterali sul medesimo edificio, nonché per mancanza di coordinamento di interventi diversi sul medesimo immobile finanziati con fondi provenienti da varie norme”.
Per la messa in sicurezza degli edifici scolastici risultano aggiudicati o affidati i lavori per il 29% degli interventi. Il Piano straordinario concernente la messa in sicurezza delle strutture scolastiche ha previsto un fabbisogno complessivo prioritario di 4 miliardi di euro relativo a 22.258 (dei complessivi 42.000) edifici scolastici. Al 31 dicembre 2009 dei 1593 interventi programmati, ne risultano attivati 1219 (77%), mentre ne risultano non avviati 374 (23%). I contratti di mutuo stipulati sono 971 (61%), mentre i lavori risultano aggiudicati o affidati per 463 interventi (29%). Con riguardo, in particolare, al primo Programma stralcio, solo 137 interventi risultano ultimati; gli interventi ultimati del secondo Programma stralcio sono 39.
La relazione si sofferma sulla normativa emanata per la messa in sicurezza degli edifici pubblici dal 1996 ad oggi che delinea “un quadro di competenze e di procedure quanto mai complesso e con soluzioni diverse per l’attuazione degli interventi, alcuni dei quali ritenuti di particolare urgenza”. Al riguardo, “appare utile una rivisitazione delle norme vigenti che, tenendo conto delle competenze delle regioni e degli enti locali, individuino puntualmente le competenze a livello statale, al fine di evitare frammentazioni di centri decisionali e di interventi con conseguente difficoltà di attuazione”. La molteplicità di soggetti incaricati e la complessità delle procedure adottate, infatti, “non sempre permettono di addivenire in tempi brevi alla individuazione e alla realizzazione di opere ritenute necessarie, con immobilizzazioni di risorse che, se pur assegnate, non riescono ad essere utilizzate in tempi brevi”. Secondo la Corte dei conti, “è necessario, poi, definire l’effettiva entità dei finanziamenti e dare organicità e stabilità nel tempo al trasferimento degli stessi per attuare una metodologia d’interventi che superi la filosofia dell’emergenza o della occasionalità per quella della programmazione”. Inoltre, perché gli enti locali possano far fronte ai necessari interventi di edilizia scolastica, “potrebbe valutarsi la possibilità, con adeguati strumenti normativi, di svincolarli per specifici investimenti in settori come quelli dell’adeguamento strutturale degli edifici scolastici, dal rispetto dei vincoli di bilancio nascenti dal patto di stabilità, vincoli che limitano la capacità degli enti (almeno di quelli che dimostrano capacità di realizzazione) a investire e a contrarre i mutui per la realizzazione delle opere”. Infine, “presupposto necessario” per una organica ed efficace programmazione è “la reale conoscenza dello stato degli edifici scolastici che solo un’anagrafe dell’edilizia scolastica funzionante può garantire”. L’anagrafe, istituita ad opera della legge n. 23 del 1996, “non è ancora operante, anzi è in continuo divenire, dal momento che tuttora le regioni e gli enti locali possono aggiungere, modificare, cancellare le informazioni richieste; è di tutta evidenza, però, l’indifferibilità del completamento delle previste rilevazioni che consentirà di individuare le situazioni più gravi , quindi, le priorità, e di avviare gli eventuali lavori di messa in sicurezza per evitare tragiche conseguenze”.

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