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Saldo Imu con «vecchie» aliquote

Titolari di beni agricoli alla cassa insieme ai proprietari delle 74mila case «di lusso», accatastate in A/1, A/8 e A/9, e niente saldo per tutte le altre abitazioni principali.

Dovrebbe ricomporsi così il mosaico del saldo Imu 2013, che probabilmente porterà una novità anche per gli «altri immobili», cioè per seconde case, capannoni, negozi e alberghi. Per loro, ovviamente, non è in discussione il pagamento, ma le modalità di calcolo dell’imposta, travolte da un caos normativo che non accenna a finire: dopo l’ultimo “correttivo”, inserito dal Parlamento nella legge di conversione al decreto «Imu- 2» (Dl 102/2013) che ha cancellato l’acconto di giugno, i Comuni possono pubblicare le nuove aliquote fino al 9 dicembre, offrendo così a contribuenti e professionisti solo cinque giorni lavorativi per calcolare l’imposta e pagarla. La Consulta dei Caf ha sbottato, e ha scritto al ministero dell’Economia e all’Anci per spiegare che non prenderà in considerazione delibere pubblicate dopo il 15 novembre.

Nel decreto di oggi, però, potrebbe arrivare la soluzione normativa, in linea con quella prospettata dalla risoluzione Pd in commissione finanze (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri): considerare efficaci per il saldo solo le aliquote pubblicate entro oggi, e nei Comuni “ritardatari” calcolare l’ultima rata in base ai parametri dell’anno scorso (replicando quindi la somma pagata come acconto a giugno) e rimandare all’acconto 2014 l’eventuale conguaglio con i nuovi valori.

L’incognita degli immobili agricoli, il cui saldo Imu vale 347 milioni di euro, ha tenuto banco insieme alla questione delle compensazioni ai Comuni (si veda l’articolo qui sotto) nella complicata ricerca di una quadratura finanziaria restia a presentarsi. I tecnici del Governo hanno lavorato fino a tarda sera ma, a meno di un colpo di reni dell’ultim’ora, l’esenzione di giugno per fabbricati e terreni agricoli dovrebbe rivelarsi un’una tantum. Ieri sono tornati a chiederla praticamente tutti, da Sel a Forza Italia passando per la Lega, e il ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolano (Nuovo centrodestra) ha ribattuto ricordando i propri «interventi continui in tutte le sedi competenti». Le risorse, però, rimangono un problema, al punto che per il 2014 le regole in vigore ricomprendono già fabbricati e terreni rurali fra i soggetti tenuti a versare l’Imu: qualunque sia il risultato, insomma, la partita non si chiuderà domani.

Più tranquilla pare la sorte delle abitazioni principali, blindate da un accordo politico che sembra non ammettere repliche, e quindi non lasciare spazio a soluzioni alternative (sempre più complicate con il passare dei giorni) con cui per esempio si allarghino i confini degli immobili «di lusso». Sicura, poi, la conferma dell’esenzione per le case delle cooperative a proprietà indivisa destinate ad abitazione principale. Rispetto a giugno, sono in campo solo due novità, che escludono dal saldo immobili su cui si è pagato l’acconto, e che sono state decise nella legge di conversione del decreto «Imu-2».

La prima è quella che esclude dall’Imu le abitazioni di militari e appartenenti a Polizia e vigili del fuoco, a patto che non siano accatastate in una categoria «di lusso» (ancora una volta A/1, A/8 e A/9) e che siano l’unico immobile di proprietà del contribuente. Per evitare il pagamento, però, il proprietario deve aver presentato una dichiarazione in cui attesta di possedere i requisiti (in pratica, quindi, di essere proprietario di un’unica abitazione, non «di lusso») e indica gli identificativi catastali dell’immobile in questione. La seconda esenzione “nuova” è quella riservata agli «immobili merce», cioè i fabbricati rimasti in capo all’impresa costruttrice che non è riuscita né a venderli né ad affittarli.

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