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Sì dell’Anci alla perequazione

ROMA – La perequazione tra città “ricche” e “povere” piace ai sindaci. Almeno in teoria visto che i comuni non hanno ancora visto il testo del decreto che trasferirà ai municipi il gettito dei tributi immobiliari e introdurrà meccanismi compensativi per livellare le differenze nelle entrate fiscali collegate alla casa. La conferma giunge dal presidente dell’Anci Sergio Chiamparino che, sull’ipotesi anticipata dal Sole 24 Ore di ieri, dichiara: «È chiaro che sull’idea non possiamo che essere d’accordo perché sulle imposte collegate agli immobili ci sono forti disparità territoriali. Certo – aggiunge – bisogna capire bene come fare la perequazione». Un primo nodo, spiega, riguarda cosa e quanto perequare. «Io lo immagino come un fondo comune che redistribuisce le risorse senza però cancellare le differenze». L’altra questione aperta riguarda il meccanismo distributivo tra territori più o meno “fortunati”. E qui il primo cittadino di Torino immagina due ipotesi: «Bisogna scegliere se utilizzare un meccanismo sulla base della conferenza stato-città oppure se coinvolgere anche le regioni ». Senza contare, sottolinea ancora Chiamparino, l’incognita che ruota intorno alla cedolare secca. Nello schema illustrato a questo giornale dal ministro della Semplificazione Roberto Calderoli l’11 luglio scorso, il decreto sull’autonomia tributaria atteso per fine mese, oltre a permettere ai sindaci di accorpare in un unico tributo chiamato «municipale» tutte le forme d’imposizione oggi esistenti sull’abitazione (esclusa la prima casa, ndr), introdurrà l’imposta forfettaria del 23% sulle locazioni in sostituzione dell’attuale tassazione basata sul reddito complessivo del proprietario. «Ma così – dice – all’anno zero del federalismo i trasferimenti rischierebbero di essere inferiori perché verrebbe sottratto del reddito». Come compensarli? «Magari con una compartecipazione all’Iva o all’Irpef», risponde l’esponente del Pd che auspica l’avvio il prima possibile di un tavolo a cui far sedere anche le regioni. «Se ognuno ragiona per sé – ribadisce – rischiamo di fare dei pasticci». Un altro tavolo, stavolta tecnico, si terrà oggi. Governo e Anci si rivedranno per analizzare le prime simulazioni sui gettiti immobiliari delle imposte coinvolte nel progetto della «municipale » (in primis Ici, Irpef e imposte ipotecaria, catastale e di registro). Solo allora si potrà avere un quadro più nitido sulle disparità territoriali e sul sistema più efficace per superarle. Più vicino al traguardo è invece il decreto che introduce i fabbisogni standard per le funzioni fondamentali degli enti locali. Una partita non secondaria visto che impatterà – stando ai numeri raccolti dalla commissione tecnica paritetica per l’attuazione guidata da Luca Antonini e contenuta nella relazione presentata alle Camere il 30 giugno – su un volume di spesa che nel 2008 ammontava a 50 miliardi per i comuni e più di 9 per le province. Come assicurato in commissione bicamerale dal ministro Calderoli domani il testo sarà regolarmente sul tavolo di Palazzo Chigi per il via libera preliminare. In realtà sul dlgs si è consumato ieri un piccolo giallo. La mancata diramazione ufficiale del testo ha creato un momento di irrigidimento durante la riunione del pre-consiglio, soprattutto da parte del sottosegretario alla Presidenza, Gianni letta, il quale avrebbe stigmatizzato l’assenza di un articolato su cui confrontarsi a sole 48 ore dalla sua annunciata approvazione in Consiglio dei ministri. I contenuti dovrebbero essere quelli già anticipati: saranno Sose Spa e Ifel Anci a elaborare i questionari da sottoporre a comuni e province per raccogliere tutte le informazioni necessarie alla fissazione degli standard che arriveranno con un successivo decreto dell’Economia. La loro introduzione sarà graduale visto che il procedimento per l’addio alla spesa storica partirà nel 2012.

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