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Riforma federale con il diesel

E’ forse il provvedimento meno innovativo della riforma federale, approvato con una larga maggioranza dal parlamento (con la sola opposizione del Centro), il decreto sul federalismo regionale. Infatti non nascono nuove tasse, ma si conferma la strategia di «compartecipazione» alla tedesca già esistente, con un progressivo aumento dell’autonomia in materia di entrata e di spesa nel giro di un triennio. Resta tuttavia ancora da stabilire se il nuovo sistema, che si basa su un’idea di finanza «virtuosa» possa applicarsi alla sanità italiana, la cui spesa in molte regioni del paese è ancora caratterizzata da enormi sprechi. Ma niente paura, come ha affermato il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, si tratta di un sistema «ad attuazione progressiva e con un meccanismo che avrà la forza lenta e tranquilla di un motore diesel». Per far digerire il nuovo sistema anche alle regioni recalcitranti, Tremonti e Calderoli hanno indorato la pillola: le regioni nel loro complesso hanno portato a casa diverse partite importanti. Quali? La certezza di poter contare su 425 milioni di euro – prima solo promessi, ora messi nero su bianco – da destinare al disastrato trasporto pubblico locale; la revisione dei tagli imposti dal governo anche per le regioni che rispettano il Patto di stabilità; la clausola di salvaguardia che, nel 2013, tutelerà le regioni rispetto ai tagli disposti con la manovra statale del 2010. Nuovo quadro finanziario. Il decreto individua le fonti di finanziamento delle regioni a statuto ordinario e dispone la contestuale soppressione dei trasferimenti statali. Le novità avvengono tutte dal 2013, anno di startup della riforma. Da quell’anno sarà rideterminata l’addizionale regionale all’Irpef (ma con riduzione delle aliquote Irpef statale, al fine di mantenere inalterato la pressione fiscale). La nuova addizionale dovrà comunque garantire alle regioni entrate equivalenti ai trasferimenti statali soppressi ed all’Irab (addizionale regionale sulla benzina). Niente più balzelli sul carburante, dunque, ma una redistribuzione delle tasse che già si pagano. Ma attenzione, la stangata potrebbe spuntare dietro l’angolo: all’aliquota trasferita potrebbero aggiungersi per le regioni in rosso, salate maggiorazioni dell’addizionale (oggi siamo allo 0,9%) che ciascuna regione può effettuare nel limite dello 0,5% fino al 2013, dell’1,1% per il 2014 e del 2,1% dal 2015. Insomma se la regione è in deficit, i contribuenti preparino i fazzoletti, con una ben magra consolazione: per non tartassare i più poveri, in caso di maggiorazione superiore allo 0,5% l’addizionale aggiuntiva non si applica ai contribuenti fino a 15.000 euro. Più evasione? Meno trasferimenti. Per confortare le esauste casse regionali, è in arrivo una compartecipazione al gettito Iva, fissata in misura pari al fabbisogno sanitario. Anche qui la riforma scalda i motori dal 2013, infatti da quell’anno la compartecipazione sarà attribuita in base al luogo effettivo di consumo. Per incentivare l’attività di contrasto all’evasione fiscale, alle regioni sarà attribuito l’intero gettito derivante dall’attività di recupero fiscale nel proprio territorio sui tributi propri, nonché una quota (commisurata all’aliquota di compartecipazione) del gettito recuperato in riferimento all’Iva. Per la gestione dei loro tributi le regioni possono stipulare apposite convenzioni (sul modello di quella della Lombardia) con l’agenzia delle entrate. Quanto alle province, vivranno grazie all’imposta sulle assicurazioni Rc auto, che sarà tributo proprio con aliquota del 12,5%, manovrabile (altra stangata in arrivo?) dal 2011 in aumento o in diminuzione nella misura di 3,5 punti percentuali, e sulla compartecipazione provinciale all’Irpef. Al via dal 2012 un fondo sperimentale di riequilibrio provinciale. Non manca il riordino del sistema finanziario delle città metropolitane, che avranno le stesse fonti di entrata delle relative province, destinate a scomparire. Tasse, il catalogo è questo. Ma quale sarà il «menù di autonomia fiscale» della riforma? La riforma ribadisce, sostanzialmente, i principali tributi già oggi disponibili alle regioni: Irap, addizionale Irpef, compartecipazione Iva, tasse automobilistiche. Per quanto concerne l’Irap, a decorrere dal 2013 ciascuna regione, a carico del proprio bilancio, può ridurne le aliquote, fino ad azzerarle; la riduzione non è tuttavia ammessa qualora la regione interessata abbia aumentato l’addizionale Irpef in misura superiore all’ 0,5 %. Le regioni possono poi istituire, a carico dei propri bilanci, ulteriori detrazioni in favore delle famiglie, nonché in sostituzione di misure di sostegno sociale (sussidi, voucher, ecc). In realtà, fino al 2013 non cambia nulla: per le regioni gli spazi di manovrabilità dell’aliquota in aumento restano congelati. Da quell’anno in poi, le regioni riacquistano autonomia di manovra sull’aliquota verso l’alto, sempre fino all’attuale tetto dello 0,92%, e soprattutto verso il basso con la possibilità di andare fino addirittura all’azzeramento dell’aliquota complessiva. La facoltà di ridurre l’aliquota Irap è comunque assoggettata a un vincolo: possono tagliare l’Irap solo le regioni che non aumentano l’addizionale Irpef, l’altro strumento fondamentale della loro autonomia fiscale, più dello 0,5 per cento. Ovviamente la riduzione delle aliquote è preclusa alle regioni che non abbiano i conti della sanità in ordine, per le quali continua a valere l’aumento automatico delle aliquote. Prossime tappe. Per completare l’iter del federalismo restano ora da approvare tre altri importanti provvedimenti: quello la perequazione infrastrutturale, relativo all’utilizzo delle risorse nazionali e comunitarie (Fondi Fas); quello sull’armonizzazione dei bilanci locali, quello relativo ai premi-sanzioni agli amministratori. Con l’obiettivo di chiudere, approvando tutti i provvedimenti, entro la pausa estiva.

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