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Riforma della p.a., forse oggi la firma di Napolitano

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La riforma della p.a. non è ancora pronta perché è molto complessa e il Presidente Napolitano ci vuole vedere chiaro soprattutto sull’abbassamento dell’età del congedo per i magistrati. E così il decreto si fa attendere. Alcune fonti dicono che oggi, martedì, potrebbe essere finalmente il giorno giusto.

Quel che interessa ai più è che se nel decreto troveranno spazio i provvedimenti sulla cancellazione del trattenimento di servizio, sul demansionamento dei dipendenti e sulla mobilità obbligatoria, nel disegno di legge delega è prevista la possibilità di trasformare da tempo pieno a tempo parziale il contratto di lavoro dei lavoratori a cui mancano fino a 5 anni dalla pensione.

Come specificato dal Governo, all’atto del collocamento a riposo il dipendente ha diritto al trattamento di quiescenza e previdenza che gli sarebbe spettato se fosse rimasto in servizio a tempo pieno nell’ultimo quinquennio.

Altra interessante novità della riforma della p.a. riguarda i dipendenti alle prese con impegni famigliari: fra le misure più innovative infatti c’è la previsione per le amministrazioni pubbliche di realizzare servizi di accreditamento di puericultrici, baby sitter e badanti specializzate per servizi continuativi e di emergenza, a garantire ai dipendenti voucher per servizi di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Il pomo della discordia: magistrati ed età pensionabile

Si era parlato di lunedì 23 come dead-line per la firma del decreto da parte di Napolitano, invece ancora non è arrivata. In realtà la Riforma PA è ‘pendente’ da 11 giorni, ovvero da quando è stato approvato dal Consiglio dei ministri del 13 giugno. Nel frattempo il decreto è stato smontato e rimontato, lontano dai radar. Contava in principio 37 articoli che sono diventati 80, poi 100, poi 120: c’è dentro di tutto, anche la magistratura, ed è qui che ci si è arenati. > il decreto presentato nel C.d.M. del 13 giugno > la bozza del d.d.l. Repubblica Semplice

La riforma della p.a. contiene norme che vanno dall’abrogazione del trattenimento in servizio (che ha suscitato le proteste dei magistrati) ai provvedimenti per il taglio della spesa pubblica.

Ma in realtà questa rifroma è un vero e proprio calderone omnicomprensivo, e in effetti troviamo dentro veramente di tutto: dalle invalidità delle patologie croniche alle fonti rinnovabili, dalla disciplina degli appalti alla mozzarella di bufala campana, dal rilancio del settore vitivinicolo e del made in Italy all’efficientamento energetico delle scuole, dalle bonifiche alla tracciabilità dei rifiuti, dalla disciplina degli appalti al processo civile, amministrativo, contabile e tributario. Insomma, sicuri che oggi arriveremo ad una bozza finale?

Torniamo ai magistrati, che rientrano nei cambiamenti voluti dal Governo sull’età pensionabile nel pubblico impiego. Per i magistrati potrebbe passare da 75 a 70 anni, per avvocati e procuratori dello Stato da 72 a 70 anni, per i professori da 72 a 70 anni, per i dipendenti pubblici da 67 a 66,3 anni.

Altro problema riguarda la riforma con un taglio del 90 per cento delle “propine” spettanti agli avvocati dello Stato (onorari peraltro già ridotti dalla legge di Stabilità) e la soppressione di sezioni staccate dei Tar. Due capitoli che hanno carattere di norme ordinamentali e che andrebbero dunque riportati in un disegno di legge.

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