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Regolamenti parziali e pronti solo in sette Regioni

MILANO – In Italia solo sette Regioni hanno fino a oggi regolamentato gli stage, ossia i tirocini formativi che permettono a neodiplomati e neolaureati di fare un’esperienza sul campo. Nella classifica delle Regioni “virtuose” spiccano il Lazio, l’Emilia Romagna, la Sicilia, la Toscana, il Piemonte, il Friuli Venezia Giulia e la Provincia di Bolzano. La regolamentazione degli stage diventa fondamentale perché la manovra di Ferragosto ha introdotto due sostanziali modifiche alle regole sullo svolgimento dei tirocini: prima di tutto, è stato introdotto il limite di 6 mesi per la durata (proroghe comprese), e in seconda battuta è stato limitato l’accesso ai giovani che hanno concluso gli studi da massimo 12 mesi. Secondo uno studio elaborato da Serena Facello e Francesca Fazio dell’Università di Bergamo, accanto alle sette Regioni che hanno legiferato in materia di stage (alcune anche in forma autonoma, senza alcun richiamo alla normativa nazionale) ci sono poi nove Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Lombardia, Marche, Sardegna e Veneto) che hanno previsto una regolamentazione degli stage solo «di principio» o «del tutto frammentata». Un esempio è rappresentato dalla Basilicata e dalla Calabria, che hanno dettato criteri solo per i tirocini che si svolgono presso le amministrazioni pubbliche. Nelle restanti cinque Regioni (Molise, Puglia, Umbria, Valle d’Aosta e Provincia di Trento) non esiste alcuna normativa che regolamenta gli stage. In base a quanto previsto dalla manovra, i tirocini possono essere promossi solo dai soggetti “qualificati” dalle Regioni. Se però queste ultime – come nella maggior parte dei casi – non hanno adottato una normativa regionale, il decreto 138/2011 prevede l’applicazione l’articolo 18 della legge 196/1997 (pacchetto Treu), che per la prima volta tentò di dare una disciplina legale alla materia.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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