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Quel tesoretto Ue che il Sud spende con il contagocce

al Sud, la programmazione dei fondi strutturali viaggia su un doppio binario. L’attuazione dei Programmi operativi nazionali (Pon) gestiti dalle amministrazione centrali dello Stato, fa registrare al 31 dicembre 2010 pagamenti effettuati per circa 2 miliardi su un budget totale di 15,5 miliardi, con un tasso di realizzazione del 13%. Questo valore si abbassa fino al 7,8% nel caso dei Programmi operativi gestiti dalle regioni (Por), che alla stessa data denunciano le stesse somme liquidate (2,2 miliardi) a fronte, però, di uno stanziamento che vale il doppio dei Pon, cioè poco più di 28 miliardi. I risultati dei monitoraggi eseguiti ogni trimestre dalla Ragioneria generale dello Stato ci mostrano maggiore efficienza dei programmi nazionali rispetto a quelli regionali. E ci mostrano anche la complessiva lentezza dell’attuazione fisica dei programmi, visto che siamo ormai a metà percorso della nuova programmazione comunitaria e solo il 9,59% dei 43,6 miliardi stanziati per il Sud dall’Obiettivo Convergenza è stato effettivamente speso. Volendo usare i classici indicatori di efficienza amministrativa adottati dalla Ue oltre ai pagamenti, che segnalano lo stato di avanzamento fisico degli interventi per lo sviluppo cofinanziati dalla Ue, anche gli impegni, cioè gli atti vincolanti emanati dalle autorità di gestione ai fini della successiva liquidazione delle spese, dividono in modo netto i due percorsi di attuazione. I programmi operativi regionali ne hanno accumulati circa 4,2 miliardi, che costituiscono il 14,8% degli stanziamenti totali, i Pon hanno vincolato 4 miliardi, che questa volta, però, incidono per il 26% del totale. I problemi maggiori riguardano i Por Campania e Sicilia: basti pensare che relativamente agli interventi cofinanziati dal Fse (Fondo sociale europeo: interventi per l’occupazione, la formazione e la valorizzazione del capitale umano), la Campania ha speso, in tre anni di operatività, appena il 2,4% delle risorse stanziate (1,1 miliardi); il secondo, invece, il 3,7% (2,1 miliardi). Per quanto riguarda, invece, i programmi nazionali, attualmente i più efficienti risultano «Competenze per lo sviluppo» (confinanziato dal Fse e finalizzato ad interventi formativi e di riqualificazione professionale), con circa il 28% delle risorse totali (1,4 miliardi) liquidate, e «Ambienti per l’apprendimento» (cofinanziato dal Fesr – Fondo europeo per lo sviluppo regionale – e finalizzato alla fornitura di dotazioni tecnologiche e alla realizzazione di laboratori multimediali), che ha già liquidato il 27,5% della spesa. Da sottolineare, inoltre, che nell’ultimo anno il Pon «Sicurezza per lo sviluppo» ha accelerato le procedure di realizzazione, avviando numerosi progetti che prevedono il riuso, per finalità di sviluppo economico e sociale, dei beni confiscati alla criminalità (si veda l’articolo in pagina). Più lenta l’attuazione del Pon dedicato alla produzione di energia da fonti rinnovabili e l’efficienza e l’ottimizzazione del sistema energetico. La differente velocità di attuazione dei programmi Ue per lo sviluppo, richiama il confronto con le esperienze realizzate negli altri Paesi europei. È noto che, nei precedenti periodi comunitari, il buon esito degli interventi per lo sviluppo attivati in Spagna, Irlanda e Portogallo si sia fondato su un forte coordinamento nazionale dei programmi locali, mentre in Italia, a partire dal 1992, nella gestione dei Fondi strutturali è stata privilegiata l’azione regionale, separata dal livello nazionale. A questo proposito, la lettura dei programmi nazionali e regionali fa emergere (relativamente agli interventi per lo sviluppo dei trasporti e per la tutela dell’ambiente previsti in Calabria, Puglia e Sicilia) una netta sovrapposizione degli interventi. In genere, le criticità rilevate riguardano forti carenze nelle capacità progettuali e amministrative delle regioni, debolezze nel partenariato pubblico-privato e sistemi di gestione delle risorse umane poco orientati alla valorizzazione del merito e alla produttività. Problemi che non riguardano, naturalmente, tutte le esperienze locali. Il Por Basilicata innalza il livello medio di efficienza dell’Obiettivo Convergenza, raggiungendo risultati migliori sia per quanto riguarda gli interventi cofinanziati dal Fse (18,1%) sia con riferimento al Fesr (17,2%) che finanzia l’infrastrutturazione del territorio e la tutela dell’ambiente, incentivi e servizi alle imprese, welfare, riqualificazione delle città. A livello comunale, la città di Salerno da anni può contare su un qualificato parco progetti targati Ue, in conseguenza della costituzione di uffici ad hoc per la progettazione e il coordinamento dei fondi comunitari.

IN SINTESI

Pon. I Piani operativi nazionali procedono a un ritmo meno lento: alla fine del 2010 gli impegni sono pari al 26,05% del programmato e i pagamenti hanno raggiunto il 12,88% delle risorse a disposizione.

Por. Più lenta l’attuazione dei Piani operativi regionali: gli impegni, sempre a fine anno 2010, hanno toccato quota 14,80, mentre i pagamenti si sono attestati su una percentuale pari al 7,76%.

Obiettivo convergenza. In totale delle risorse stanziate per le regioni meridionali, pari a 43,6 miliardi sono stati impegnati dalle amministrazioni statale e regionali 8,2 miliardi pari al 18,81% e sono stati pagati 4,1 miliardi, pari al 9,59 per cento.

Campania. La regione dalla maglia nera: ha speso in tre anni di operatività solo 1,1 miliardi, pari al 2,4% delle risorse stanziate.

Sicilia. Altra regione che fa registrare performance deludenti con una spesa di 2,1 miliardi, pari al 3,7% delle disponibilità.

In controtendenza. La regione Basilicata e la città di Salerno: entrambi si sono dotate di strutture amministrative ad hoc rivelatesi efficienti.

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