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Quel pasticciaccio dell’Imu

La vicenda dell’abolizione dell’Imu sulla prima casa sta mettendo in evidenza uno stato di confusione mentale ai vertici del governo.A farne le spese, naturalmente, saranno i contribuenti italiani. Sono mesi infatti che il Pdl, guarda caso lo stesso partito che ha inventato l’Imu, combatte per mantenere la più importante promessa fatta ai propri elettori.

Quindi il governo aveva tutto il tempo per arrivare preparato alla scadenza di fi ne agosto (oltre la quale i contribuenti avrebbero dovuto pagare la prima rata Imu sulla prima casa,fi no ad allora momentaneamente sospesa).

Dopo il consiglio dei ministri del 28 agosto, il presidente del consiglio Enrico Letta e il ministro dell’interno Angelino Alfano annunciano con toni trionfanti l’abolizione dell’Imu e la sua sostituzione con la Service tax: in sostanza un corrispettivo per il costo dei servizi erogati dai comuni a proprietari e inquilini, sostitutiva anche della Tares. Il governo rivendica il grande successo di aver cancellato un’imposta senza sostituirla con nessun’altra gabella. Poi si scopre che le cose non stanno proprio così.

Manca la copertura. Il governo è riuscito, al massimo, a trovare 2 miliardi. Quindi il decreto legge approvato dal consiglio dei ministri si limita a cancellare la prima rata dell’Imu sulle prime case (e neanche tutte, perché rimangono fuori quelle che in catasto sono considerate case di lusso).

La seconda rata, quella di dicembre, sarà cancellata con la legge di stabilità, dove si spera di trovare gli altri2 miliardi che per ora non ci sono. Ma anche per la prima rata la maggior parte dei fondi necessariè stata trovata con una nuova tassa, cioè reintroducendo l’Irpef sulle case sfi tte. Scoppiano le polemiche e il governo fa marcia indietro, dando la colpa ai giornali, che si sono fi dati delle bozze di un testo che venerdì 30 agosto non era ancora disponibile nella sua versione defi nitiva (ma il consiglio dei ministri non l’aveva approvato due giorni prima?).

Marcia indietro anche sulla struttura della Service tax. Dal comunicato uffi ciale di Palazzo Chigi risulta infatti che la maggior parte dell’imposta saràa carico di chi abita l’immobile. Due giorni dopo Letta cambia versione e assicura che gli inquilini non la pagheranno. Anche sull’abolizione dell’Imu (che uscirà dal vocabolario degli italiani, aveva detto Alfano) e sulla sua sostituzione, dal 2014, con la Service tax sembra di essere nel mondo dei sogni.

Se così fosse, infatti, i 20 miliardi di gettito dell’Imu sulle seconde case, più i 7 miliardi della Tares, dovrebbero essere ripartiti in funzione del costo dei servizi comunali. Cioè si avrebbe uno spostamento di gran parte del carico tributario sui proprietari di prima casa e sulle famiglie numerose: dalla padella dell’Imu alla brace della Service tax.

Altri dubbi: la copertura dei 2 miliardi necessari all’abolizione della prima rata richiama genericamente entrate una tantum, che non si ripeteranno nel 2014. Siccome il governo ha promesso ai comuni che non sarà loro tolto nemmeno un euro, questo signifi ca che dall’anno prossimo questi miliardi saranno in qualche modo versati dai contribuenti, magari sotto forma di Service tax.E la sbandierata abolizione dell’Imu sulla prima casa si trasformerà in qualcosa che assomiglia al gioco delle tre tavolette: una presa per i fondelli.

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