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Province pronte a ridursi, ma non a scomparire

Disinnescare la minaccia dell’abolizione integrale delle province, che farebbe piombare i territori in un lungo periodo di caos, garantendo al contempo autentici e significativi risparmi di spesa.
Sono questi gli obiettivi della proposta di legge presentata dall’Upi per l’istituzione delle città metropolitane, la razionalizzazione delle province e il riordino dell’amministrazione periferica dello stato e degli enti strumentali.
Il testo, che ora dovrà essere sottoposto al parlamento, prevede un percorso a tappe forzate che entro sei mesi dovrebbe rivoluzionare l’assetto organizzativo e funzionale degli enti di area vasta, superando il disegno di riforma contenuto nell’art. 23 dl 201/11.
Entro un mese dall’approvazione della legge, attraverso un accordo in Conferenza unificata, dovrebbero essere definiti gli indici demografici, geografici ed economici per la delimitazione delle aree metropolitane e delle circoscrizioni provinciali in ogni regione.
Nei due mesi successivi, i comuni sarebbero chiamati ad aggregarsi nelle nuove circoscrizioni provinciali o metropolitane, nel rispetto del principio di continuità territoriale. Entro quattro mesi dall’approvazione della legge, infine, il governo dovrebbe emanare uno o più decreti legislativi per l’istituzione delle città metropolitane e per il riordino delle province
È previsto che il territorio di ciascuna città metropolitana coincida con quello di una o di più delle attuali province. Il nuovo ente si sostituirebbe a queste ultime e al comune capoluogo dell’area metropolitana, acquisendone tutte le funzioni e le connesse risorse umane, strumentali e finanziarie. Esso verrebbe governato da organi (sindaco, giunta e consiglio) eletti direttamente dai cittadini dell’area metropolitana e si articolerebbe, al suo interno, in comuni metropolitani, ciascuno dei quali conserverebbe la propria autonomia organizzativa.
In relazione alle aree non metropolitane, la proposta Upi impone la razionalizzazione delle province, attraverso la riduzione del loro numero e la revisione delle relative circoscrizioni, in modo che acquisiscano una dimensione adeguata dal punto di vista demografico, territoriale ed economico. Conseguentemente alla nuova delimitazione delle circoscrizioni provinciali e metropolitane, viene anche previsto l’accorpamento degli uffici territoriali del governo.
Infine, si prevede che le funzioni amministrative siano esercitare in via esclusiva da comuni, province e città metropolitane, eliminando tutti gli altri enti e agenzie statali, regionali e degli enti locali esistenti.
È proprio in questa proliferazione di enti intermedi che si annidano, secondo il presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione, i veri costi della politica. «Il decreto salva Italia», ha aggiunto il suo vice e presidente della provincia di Torino Antonio Saitta, «prevede un risparmio ipotetico di 65 milioni di euro. Noi invece abbiamo stimato che attraverso questa proposta si potrà arrivare a un risparmio certo di almeno 5 miliardi: 2,5 verranno dalla riorganizzazione degli uffici periferici dello stato, 1,5 dalla cancellazione delle società e degli enti strumentali e 1 dalla riduzione e dall’efficientamento delle province. Sono numeri importanti, che dimostrano la piena volontà delle province di sostenere concretamente il governo nel percorso di riforma del paese».

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