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Profughi, no dei sindaci a Maroni

CATANIA – Il ministro dell’Interno moltiplica le cifre della paventata emergenza e i sindaci che nei prossimi giorni dovrebbero vedere arrivare nei loro territori circa duemila richiedenti asilo si irrigidiscono. «Se è vero che ai confini della Libia con la Tunisia ci sono oltre 100 mila persona in fuga, tutti noi capiamo la dimensione enorme di questo fenomeno», dice Maroni dopo tre ore di faccia a faccia con il presidente della Regione Lombardo, quello della Provincia Castiglione e i sindaci del Calatino convocati insieme al commissario straordinario Caruso per convincerli della bontà del progetto del villaggio della solidarietà in cui dovrebbe trasformarsi il residence degli Aranci di Mineo. «Un modello di accoglienza per tutta l’Europa», dice Maroni che ai sindaci garantisce la sicurezza delle popolazioni e un sistema di integrazione socio-economica che dovrebbe costituire occasione di sviluppo per il territorio. Non avrebbe bisogno del “permesso” dei sindaci il governo, ma Maroni opta per una scelta condivisa e dà 24 ore di tempo agli amministratori. La “trattativa” non sembra messa particolarmente bene se è vero che degli 11 sindaci, dopo la riunione, in sei (quelli di Mineo, Caltagirone, Palagonia, Ramacca, Grammichele e Scordia) continuavano a dirsi contrari. «Riteniamo che il nostro territorio non possa dare i riscontri che questo progetto richiede – spiega il sindaco di Mineo, Giuseppe Castania – Sebbene si tratti di richiedenti asilo non possono essere obbligati a rimanere. Hanno bisogno di una integrazione socio economica che noi non possiamo dare». Gli fa eco il primo cittadino di Caltagirone, Francesco Pignataro: «Diciamo no all’idea di portare duemila persone nel villaggio di Mineo perché ciò creerebbe una riserva indiana con seri problemi di ordine pubblico all’interno e nel territorio circostante, visto che non si potrebbe certo impedire agli immigrati di muoversi fuori dal villaggio. Questo progetto sperimentale costituisce una bomba a orologeria per il nostro territorio». Cerca di gettare acqua sul fuoco il presidente della Provincia Giuseppe Castiglione: «La preoccupazione non esiste perché sarà garantita la massima sicurezza. Parliamo di cittadini che sono in attesa di protezione internazionale, che non hanno interesse a delinquere ma un interesse a ottenere lo status e la protezione internazionale». Entro oggi gli amministratori dovranno far conoscere la loro situazione. I tempi sono strettissimi perché il miglioramento delle condizioni meteo fa temere una ripresa in grande stile degli sbarchi a Lampedusa dove ieri i trasferimenti aerei hanno ridotto a 500 la presenza di extracomunitari sull’isola dove la difficile convivenza con i cittadini aveva indotto il sindaco ad emettere un’ordinanza antiaccattonaggio che vietava ai maghrebini di andare in giro per l’isola. Provvedimento ora al vaglio della Procura che sta valutando se esistano gli estremi per denunciare il sindaco per istigazione all’odio razziale.

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