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Prima rata Imu, arrivano i rimborsi da 2,3 miliardi

Sono davvero in arrivo i 2,3 miliardi di compensazioni ai Comuni per il mancato gettito della prima rata Imu. Il decreto con l’assegnazione delle risorse e la distribuzione ai Comuni è stato firmato anche dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, ed è atteso a breve in «Gazzetta Ufficiale»: questo significa che lo stanziamento è stato predisposto, e che le risorse dovrebbero quindi arrivare a breve nelle casse dei Comuni.

Mentre le convulsioni della politica e le condizioni del bilancio pubblico tengono aperte tutte le incognite sulla seconda rata dell’Imu, ufficialmente in vigore e in calendario per il 16 dicembre, si avvia alla conclusione la partita sulla prima rata: con un indennizzo da 290 milioni di euro destinato a Roma, mentre a Torino sono indirizzati 85, Milano (dove l’aliquota nel 2012 era al 4 per mille, quindi più bassa rispetto alle altre grandi città) ne riceve poco meno di 74 e a Napoli l’assegno è da 35,7. Per correggere qualche eventuale “coda” nelle compensazioni, legata al fatto che i calcoli tengono conto dei gettiti effettivi ma possono aver perso di vista qualche mancato pagamento, il decreto ministeriale accantona 25 milioni di euro, con cui sarà possibile correggere i problemi che dovessero emergere.

La rata di giugno sull’abitazione principale sospesa a maggio e abolita definitivamente con il decreto «Imu-2» Dl (102/2013) che ora attende la conversione del Parlamento, insieme allo stop per l’Imu di fabbricati rurali e terreni agricoli, rappresentano ovviamente il capitolo più consistente nel meccanismo dei rimborsi, che però tengono conto anche degli altri interventi messi in pista dal decreto di fine agosto. Tre, in particolare, le misure entrate nei calcoli: l’abolizione della seconda rata per gli immobili-merce, cioè quelli invenduti dalle imprese costruttrici, l’estensione delle esenzioni alle abitazioni di Forze dell’ordine e militari che vivono in caserma e l’applicazione anche agli alloggi degli ex Iacp delle detrazioni legate all’abitazione principale. A conti fatti (come anticipato sul Sole 24 Ore del 26 settembre), ogni Comune riceve un importo di poco inferiore all’anticipazione di tesoreria aggiuntiva autorizzata dal Dl 54/2013 proprio per coprire i “buchi” di liquidità per il mancato arrivo dell’Imu. Le differenze, in genere minime, si spiegano con due fattori: i calcoli delle anticipazioni non tenevano conto degli immobili «di lusso» (categorie A/1, A/8 e A/9) che hanno pagato l’imposta e quindi non producono compensazioni, e 25 milioni sono stati accantonati per le correzioni da operare con un secondo decreto.

Sulle anticipazioni, intanto, va ricordato che gli spazi aggiuntivi autorizzati a maggio sono scaduti il 30 settembre, nonostante le richieste di proroga da parte dei sindaci, per cui occorre rientrare nei limiti ordinari (tre dodicesimi delle entrate dei primi tre titoli, cinque dodicesimi per gli enti in dissesto) stabiliti dall’articolo 222 del Dlgs 267/2000.

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