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Petrolio, le trivelle possono attendere

Per il momento è uno stop di natura prettamente formale. Ma di fatto sta già rallentando l’assalto della San Leon Energy, minisocietà petrolifera italiana con casa madre irlandese, all’oro nero che si trova al largo delle coste siciliane. Lo scorso 7 luglio il ministero dell’ambiente, direzione generale valutazioni ambientali, ha scritto una lettera alla società in cui chiede una nuova pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di tutto il progetto di esplorazione davanti alle coste di Sciacca (Ag). Il piano, come ha già scritto ItaliaOggi (vedi il numero del 25 giugno scorso), prevede prospezioni in un’area di 483 Kmq, con una distanza minima dalla terra di 2,4 Km. Sulle coste ci sono fiorenti attività economiche, per esempio il Verdura golf & spa di Rocco Forte, il complesso alberghiero della Aeroviaggi di Antonio Mangia e il porto turistico di Menfi, venute su anche grazie a contributi pubblici. Per non parlare della presenza di barriere coralline e di un vulcano sottomarino in sonno. Insomma, consentire a soli 2 Km attività di esplorazione, con la prospettiva di piattaforme e trivellazioni, per le amministrazioni locali e le associazioni ambientaliste sarebbe a dir poco esiziale. Nella missiva il ministero dell’ambiente chiede alla San Leon «di provvedere alla pubblicazione di un sintetico avviso nella Gazzetta Ufficiale dell’avvenuto deposito della documentazione relativa al progetto preliminare e allo studio preliminare ambientale oltre che presso la sede della regione, anche presso le province e i comuni interessati dalla realizzazione del progetto». Il fatto è, ricorda il ministero, che una prima pubblicazione era avvenuta in Gazzetta il 13 aprile, ma in quell’occasione la San Leon aveva depositato la documentazione «esclusivamente presso gli uffici della regione siciliana». Si tratta, in sostanza, di una irregolarità, perché non erano stati presi in considerazione i comuni (Sciacca, Menfi e Castelvetrano). Anzi, da una lettera protocollata dal comune di Sciacca in data 3 maggio 2010, risulta che la San Leon aveva chiesto il 24 aprile (quindi 10 giorni dopo la prima pubblicazione del progetto in Gazzetta) conferma dell’avvenuta pubblicazione dei documenti sull’albo pretorio del comune agrigentino. Ora, nell’albo pretorio di Sciacca, come si evince dello stesso documento, l’avviso è stato affisso dal 3 al 18 maggio del 2010. E quindi ben più tardi del 13 aprile. Sebbene formale, lo stop del ministero dell’ambiente, guidato dalla siciliana Stefania Prestigiacomo, ha un prima, non trascurabile conseguenza: decorreranno dalla nuova pubblicazione del progetto in Gazzetta i 45 giorni di tempo entro i quali avanzare eventuali contestazioni. La San Leon, naturalmente, avrebbe voluto far partire questo periodo dal 13 aprile (in pratica il termine sarebbe già chiuso). E invece si riparte da zero, con associazioni, privati ed enti locali che potranno contestare il piano di esplorazione ex novo. Certo, va anche detto che la procedura complessiva di superamento della valutazione dell’impatto ambientale, il vero obiettivo che la San Leon vuole centrare, nel frattempo prosegue. La stessa lettera del ministero informa la società che le carte sono state trasmesse alla commissione tecnica di Via. Naturalmente le proteste in Sicilia non si placano affatto. Greenpeace e l’Altrasciacca, associazione che attraverso Mario Di Giovanna, componente del suo direttivo, si sta battendo contro le prospezioni, stanno rilanciando un progetto per proteggere integralmente il canale di Sicilia. In questi giorni si sta preparando un’iniziativa che dovrebbe essere annunciata a breve.

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