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Permessi legge 104: nel 2010 si stima ne abbiano usufruito almeno 350.000 dipendenti pubblici, per quasi 6 milioni di giornate lavorative e un costo di circa un miliardo di euro

Come noto, l’articolo 24 della legge n. 183/2010 (il cosiddetto “collegato lavoro”) ha modificato le norme in materia di permessi spettanti ai lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato per l’assistenza alle persone disabili. In particolare ha introdotto l’obbligo della comunicazione al Dipartimento della funzione pubblica dei dati relativi ai permessi fruiti dai dipendenti pubblici in base alla legge n. 104/1992. Tale comunicazione deve essere inviata entro il 31 marzo di ogni anno da parte di tutte le pubbliche amministrazioni. Per garantire il monitoraggio e il controllo sul legittimo utilizzo di tali permessi, le informazioni vengono via via raccolte in un’apposita banca dati che lo stesso Dipartimento ha realizzato negli ultimi mesi.
Dalle informazioni inviate fin qui da 15.303 amministrazioni pubbliche su 22.036 (scuole comprese), risulta che nel 2010 abbiano usufruito di tali permessi oltre 206.000 pubblici dipendenti per un totale annuo di 3.692.303 giornate lavorative (488.955,76 per permessi personali e 3.203.347,24 per assistenza a parenti o affini). Si tratta peraltro di dati in continuo aggiornamento. Se infatti le pubbliche amministrazioni che hanno chiuso la rilevazione sono 10.058, altre 5.245 devono ancora completare l’inserimento dei dati mentre ulteriori 6.733 non hanno ancora comunicato alcun dato. Per questo motivo è ragionevole ipotizzare che almeno 350.000 dipendenti pubblici abbiano usufruito nel 2010 dei permessi ex lege 104, per un totale di quasi 6 milioni di giornate lavorative.
Sulla base delle comunicazioni fin qui pervenute – calcolando uno stipendio medio del dipendente pubblico di 33.000 euro/anno e un totale di 220 giornate lavorate all’anno – si stima che le pubbliche amministrazioni abbiano sostenuto un costo annuo di 553.845.450 euro. Una cifra destinata a raggiungere il miliardo di euro qualora venga alla fine confermata la stima complessiva di 6 milioni di giornate lavorative fruite nel 2010. Se si rapporta questa ipotesi all’universo dei circa 3,5 milioni di dipendenti pubblici, si può quindi ipotizzare che l’anno scorso un esercito di circa 30.000 dipendenti pubblici non abbia mai lavorato perché perennemente in permesso ex lege 104. Una cifra impressionante, che dimostra come in questi anni una legge sacrosanta si sia prestata a innumerevoli abusi. Il monitoraggio nasce proprio con l’intento di contrastare questa situazione intollerabile e recuperare risorse da destinare all’assistenza dei veri disabili e delle loro famiglie.
Anche grazie alla collaborazione fornita dal Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca, le scuole sono risultate essere le amministrazioni più solerti nell’ottemperare alla nuova legge: hanno trasmesso i loro dati ben 9.506 istituti su 11.267, per un totale di 106.480 dipendenti dichiarati fruitori e di 1.362.498,65 giornate lavorative (134.691,85 per permessi personali e 1.227.806,80 per assistenza a parenti o affini). Una risposta puntuale al monitoraggio è arrivata anche delle Aziende sanitarie locali: a oggi la banca dati raccoglie le schede trasmesse da 179 amministrazioni, per un totale di 23.623 dipendenti fruitori dei permessi e di 554.721,73 giornate lavorative (65.417,09 per permessi personali e 489.304,64 per assistenza a parenti o affini). La Presidenza del Consiglio è invece al momento il fanalino di coda tra le amministrazioni destinatarie della norma. Il ritardo nella raccolta dei dati è invece più scusabile nel caso dei Ministeri con un gran numero di uffici decentrati. Fa eccezione il Ministero del Lavoro, che ha concluso la rilevazione nei termini previsti dalle legge.
In ogni caso, entro la fine del mese i dati raccolti sul fenomeno (suddivisi per regione e per singola amministrazione) verranno pubblicati nella sezione “Operazione trasparenza” del sito del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione.

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