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Per sbloccare la banda larga una dote da 700 milioni

Numeri a parte, una delle preoccupazioni del Governo sul tema della crescita è dare visibilità alle misure varate e, dove possibile, accelerarne l’implementazione. «Ho contato 27 misure per la crescita» – ha detto ieri Berlusconi -, di 29 interventi si era invece parlato nel vertice tra ministri economici del 15 settembre. Dettagli, il succo è che ci sono tante promesse ancora da mantenere. È il caso della rete di nuova generazione a banda larga, pallino del ministro dello Sviluppo Paolo Romani. La speranza, dopo mesi di stallo, è sbloccare il dossier utilizzando parte dell’incasso che arriverà dal l’asta per le frequenze della banda larga mobile, fondi che invece l’Authority per le comunicazioni vedrebbe più opportunamente impiegati a favore della domanda (ad esempio con bonus per connessioni o per abbonamenti ai quotidiani online). La procedura di gara non si è ancora conclusa, ma si è già intorno a 3,8 miliardi, ben più di quanto preventivato alla vigilia. La griglia di suddivisione degli introiti – effetto combinato della legge di stabilità, del decreto 34/2011 e della manovra di luglio – prevede che 2,4 miliardi vadano al miglioramento dei saldi di finanza pubblica e la quota eccedente sia così divisa: 50% (di cui 10% alle tv locali come indennizzo per la liberazione delle frequenze) al ministero dello Sviluppo per misure a favore del settore delle comunicazioni elettroniche; e il resto nella disponibilità del Tesoro per le misure di stabilità finanziaria. A conti fatti, se l’asta si concludesse oggi, andrebbero circa 70 milioni alle tv locali, 630 milioni ad altre iniziative per le tlc e 700 milioni al Tesoro per migliorare i conti. C’è però più di un’incognita a complicare i progetti di Romani. Il bando di gara sulle frequenze prevede infatti la possibilità per i gestori tlc aggiudicatari di rateizzare il versamento dell’importo eccedente i 2,4 miliardi, per un massimo di 5 anni. Se gli operatori optassero per la rateizzazione, sia i 700 milioni per lo Sviluppo sia quelli del Tesoro sarebbero disponibili non tutti subito ma nel periodo 2012-2016. Resta inoltre da chiarire se l’eventuale rateizzazione riguarderà i 240 milioni (10% dei famosi 2,4 miliardi) anch’essi destinati come indennizzo alle tv locali. Su tutto, poi, l’alea Tremonti: il titolare dello Sviluppo Romani, anche dopo il riequilibrio tra ministri economici in atto in queste ore, promette battaglia per difendere i “suoi” 700 milioni da possibili blitz dell’ultim’ora da parte dell’Economia. Nella lista delle misure in attesa di attuazione o del via libera comunitario, spiccano i bonus fiscali del decreto sviluppo del maggio scorso. Delle tre agevolazioni introdotte a luglio dal Dl 70, infatti, solo il credito d’imposta per la ricerca è diventato operativo. Un doppio ostacolo, invece, blocca il nuovo bonus assunzioni al Sud. Manca ancora il decreto interministeriale con le modalità operative e l’entità delle risorse per ogni Regione. E nell’attesa si sono persi i primi quattro mesi di applicazione del bonus, visto che a beneficiare dello sconto fiscale sono i datori di lavoro che incrementano la base occupazionale nei 12 mesi successivi all’entrata in vigore del decreto (metà maggio 2011) nelle unità produttive del Sud Italia. Sul fronte comunitario l’incentivo è in linea con le regole del “Patto Euro Plus”. L’assenso della Commissione europea è strettamente legato al ricorso ai Fondi strutturali (Fse e Fesr) per la copertura finanziaria dell’incentivo. Fermo ai box anche il bonus per i nuovi investimenti realizzati dalle imprese del Mezzogiorno. Ma anche in questo caso Roma aspetta il via libera di Bruxelles per poter utilizzare le risorse regionali Fesr. Poi dovrà arrivare il decreto attuativo dell’Economia e il provvedimento delle Entrate. Le imprese si aspettano anche la rapida implementazione dell’agevolazione fiscale (forfait al 5%) per i giovani che avviano una nuova attività imprenditoriale.

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