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Patto pesante a Venezia e Siena

MILANO – Le notizie peggiori sono in arrivo a Venezia, Siena e Modena, quelle migliori a Brescia, Reggio Emilia, Taranto e Torino. A portarle sarà il nuovo patto di stabilità interno, su cui i tecnici del governo stanno lavorando per definire in tempo le regole da inserire nella legge di stabilità. Il cantiere è a buon punto ed è corredato dalle tabelle sugli effetti nelle città che «Il Sole 24 Ore» è in grado di anticipare. Prima di entrare nei dettagli, emerge con chiarezza che la nuova disciplina punta tutto sulla riduzione degli squilibri fra le cure imposte alle varie città. I comuni che sono trattati peggio dalla disciplina attuale (quella scritta nella manovra dell’estate 2008) ottengono gli sconti più consistenti, e una quota importante del peso che il comparto deve sopportare per far quadrare la finanza pubblica si sposta sugli enti per i quali il vecchio trattamento era più leggero. La tabella riprodotta qui a fianco traduce in numeri questo principio: a Venezia il nuovo «obiettivo» consisterebbe nel chiudere il patto 2011 a quota +32 milioni, con un aggravio di 16 milioni rispetto alla disciplina attuale (62 euro per abitante), ma l’incidenza del patto sulla spesa corrente rimane piuttosto limitata, intorno al 6 per cento. A Brescia, nella parte opposta della classifica, la regola chiederebbe di congedare il 2011 arrivando a +43,4 milioni, con uno “sconto” di quasi 27 milioni rispetto a ora (140 euro ad abitante), ma il rapporto fra obiettivo e spesa corrente, che misura il peso della cura, rimarrebbe sopra il 20%, come accade anche a Reggio Emilia. Il patto di stabilità, insomma, continuerebbe a colpire duro nei suoi epicentri attuali (stesso discorso vale per Torino e Cremona), ma in un modo un po’ più equilibrato rispetto a oggi. La vera svolta per queste città arriverebbe dall’introduzione di una «clausola di salvaguardia», come quelle che già si erano affacciate nel passato, per evitare che le richieste della manovra siano troppo pesanti: ai tavoli tecnici si ragiona sull’ipotesi di mettere un tetto al 9% nel rapporto fra obiettivo del patto e spesa corrente. Per Brescia la misura si tradurrebbe in un altro sconto da 25,8 milioni, per Reggio Emilia di 20 milioni e a Torino il beneficio arriverebbe a 46,6 milioni. Il problema, però, è proprio il costo complessivo: la clausola costerebbe in tutto 435 milioni di euro (386 per i comuni, il resto per le province). Ancora in discussione, poi, la richiesta dei sindaci di spostare di un anno i tagli previsti per il 2011. L’impianto del patto di stabilità in arrivo conferma le anticipazioni riportate nei giorni scorsi su questo giornale. La nuova disciplina intende abbandonare la base di calcolo fondata sul solo 2007, e distribuisce i sacrifici in base alla spesa corrente media registrata da ogni comune o provincia fra 2006 e 2008. Su questa base si innesta un duplice obiettivo, come oggi calcolato in termini di «competenza mista» (competenza di parte corrente e cassa di conto capitale): il primo target, comune per tutti, imporrà di chiudere i bilanci 2011 a saldo «zero», cioè senza disavanzi, mentre il secondo, tagliato su misura per ogni ente (è quello riportato nella tabella) sarà distribuito sempre in proporzione alla spesa corrente media del triennio 2006/2008. L’obiettivo così concepito, calcolato in modo tale da inglobare anche il taglio ai trasferimenti (1,5 miliardi in meno per i comuni nel 2011) che i comuni chiedono di rinviare, tiene conto anche della clausola che, per evitare squilibri, dimezza le differenze fra la vecchia e la nuova disciplina. Nella bozza del patto 2011/2013 trova conferma anche il blocco delle aliquote locali fino all’attuazione del federalismo e il nuovo limite all’indebitamento, che bloccherà l’accensione di mutui quando gli interessi pagati nel penultimo anno supererà l’8% delle entrate dei primi tre titoli (si veda Il Sole 24 Ore del 17 ottobre).

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