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Pagamenti in ritardo, imprese in ostaggio di grandi gruppi e burocrazie statali

MILANO – È passato poco meno di un mese dall’approvazione della direttiva europea sui «pagamenti sprint» da parte della pubblica amministrazione ma l’unica vera novità in tal senso è arrivata domenica dal trevigiano dove un imprenditore calzaturiero decide di uccidersi perché esasperato dall’impossibilità di incassare i suoi crediti. Eppure l’indicazione dell’Eu-ropa era stata salutata da tutti come l’ossigeno indispensabile per ridare fiato proprio alle piccole emedie imprese che sono costrette ad aspettare mesi (quando va bene) prima che gli enti pubblici saldino i loro debiti. Sessanta giorni di tempo per pagare i creditori, poi la pubblica amministrazione dovrà versare un interesse di mora pari all’8%. È questa l’indicazione proveniente dalla comunità europea e gli stati membri avranno 24 mesi di tempo per adeguarsi. Esistono già ipotesi per l’applicazione concreta della direttiva comunitaria. C’è la proposta Vignali (Pdl) che chiede di ristrutturare il debito della pubblica amministrazione come quello di un’azienda qualsiasi: affidarlo a degli istituti di credito, impegnarsi a pagare nei tempi previsti da ora in avanti e trovare un accordo sul debito pregresso da pagare, magari con uno sconto, con il sostegno delle banche. E poi c’è il progetto di legge Beltrandi e Misiani (Pd) che prevede il diritto del creditore agli interessi, in caso di mancato pagamento, senza che sia necessaria la costituzione in mora e senza che sia necessario un sollecito. Il testo prevede anche il rimborso delle spese amministrative, in aggiunta a quelle legali, per il recupero dei crediti e ammende pecuniarie, in caso di ritardo ingiustificato, in aggiunta agli interessi di mora. Intanto però le notizie dal «fronte caldo» delle piccole imprese raccontano di una situazione sempre più precaria e di un malumore crescente tra chi, da anni, fronteggia una crisi implacabile ma non vede soluzioni concrete. «Il tragico evento di Treviso si aggiunge a una lista che ormai conta almeno altri 15 casi dall’esplosione della crisi ? fa notare Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato ?. Molti piccoli imprenditori sono stremati dai debiti che incalzano ma non riescono a farsi pagare dalle grandi imprese e dagli enti pubblici. La direttiva europea è molto utile ma 24 mesi sono troppi. È per questo che Rete Imprese Italia ne ha chiesto un’entrata in vigore anticipata, magari senza considerare il pregresso». Molti piccoli imprenditori però lamentano un trattamento paradossale: chi non ha bilanci in regola è escluso dalle gare d’appalto per gli enti pubblici. Gli stessi che magari poi non pagano le imprese o che lo fanno con ritardi record. «È una situazione insostenibile ? continua Fumagalli?per questo riteniamo ancora attuale la richiesta che avanziamo da anni: la compensazione tra debiti e crediti. Gli enti pubblici devono dei soldi agli imprenditori? Si detraggano queste somme dalle tasse. E poi un appello va rivolto anche alle grandi imprese che non saldano i loro fornitori. Questo atteggiamento da pesce grande che divora il piccolo finirà per danneggiare tutti. Il momento è particolarmente critico. Non dimentichiamoci che tra poco scade anche la moratoria dei debiti e non so se si riuscirà a prorogarla ancora una volta. Ecco perché servono provvedimenti concreti ma soprattutto rapidi». Servirebbe una direttiva europea sulle leggi sprint.

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