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Paesaggio Ue, rivedere le norme

Convenzione europea del paesaggio: l’Italia propone correttivi, perchè il patto europeo per il paesaggio è rimasto un esercizio accademico. A dieci anni dalla adozione da parte del Consiglio d’Europa, a Strasburgo il 19 luglio 2000, ratificata e convertita in legge dai 32 paesi aderenti alla convenzione (i 27 stati membri Ue più Russia, Andorra e altri extra Ue), l’Italia ha proposto la correzione di rotta suggerendo una sorta di federalismo light. Il documento correttivo redatto da Maria Maddalena Alessandro e Roberto Banchini del ministero dei beni culturali (Mibac) indica che tutti gli interventi sul territorio dovranno ispirarsi al principio della «tutela attiva», coinvolgendo gli attori degli interventi sul territorio (amministratori locali, imprese, abitanti) in un’operazione di concertazione affidata al coordinamento nazionale forte, gestito a livello interministeriale da Mibac e ministeri sviluppo economico e ambiente. Il documento di riforma del Mibac è stato presentato ieri a Firenze nella seconda giornata delle celebrazioni della Convenzione europea del paesaggio, apertasi martedì con 40 delegazioni europee e rappresentanze giapponese e canadese. L’ Italia è arrivata con i correttivi alla Legge n.14 del 9/01/2006 contenuti in un documento condiviso dalla Conferenza stato-regioni. «Le nostre linee-guida», ha spiegato Maria Maddalena Alessandro, «sottolineano l’importanza ormai incontestabile del valore della pianificazione e vogliono essere un riferimento preciso nel modus operandi dell’immediato futuro in materia di gestione del territorio. Fino ad oggi le amministrazioni locali erano state lasciate sole nel decidere gli interventi sul proprio territorio, spesso travolte dalla spinta di pressioni esercitate da lobbies economiche interne ed esterne. Non dimentichiamoci la recente storia tutta italiana del boom edilizio degli anni ’60 e ’70, che è stata l’espressione, troppo spesso negativa, di una tutela passiva che ha creato talvolta danni paesaggistici o degradi irreversibili». In ostanza la propsota indica che le amministrazioni locali dovranno essere supportate da un coordinamento nazionale in quell’opera di restyling paesaggistico che presenta le stesse modalità dei restauri di monumenti e opere d’arte. «Come Mibac», ha concluso Alessandro, «proponiamo una cooperazione permanente tra gli amministratori locali, gli abitanti dei luoghi, le realtà professionali ed economiche locali ed i ministeri competenti».

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