Questo articolo è stato letto 0 volte

Opere, referendum su dove farle

Fonte: Italia Oggi

Riformare la legge obiettivo creando una struttura finanziaria ad hoc per la gestione delle risorse pubbliche e per valutazione di fattibilità sui progetti, dare priorità alle opere ferroviarie, ai contratti di programma Anas e Rfi e al piano di piccole e medie opere per il Sud, rivedere la normativa con il decreto legge infrastrutture per favorire il partenariato pubblico-privato (ppp). È questa la linea di intervento del governo per il settore infrastrutturale.
Sul piano normativo la priorità dell’Allegato infrastrutture va alla rivisitazione della legge obiettivo per dare maggiore snellezza alle procedure, per incentivare strumenti come il ppp e per dare maggiore efficacia ed efficienza all’organizzazione dell’offerta. La proposta è, in primo luogo, quella di creare un organismo partecipato da istituzioni finanziarie pubbliche e delegato all’ottimizzazione delle risorse pubbliche, ma soprattutto alla verifica della fattibilità dei progetti. Si pensa poi a rivisitare lo strumento della concessione, oggi legato a una singola opera, introducendo ad esempio un sistema di gestione di vari e diversi interventi (interporti, porti, assi stradali e ferroviari). In questo caso viene data evidenza, nell’Allegato infrastrutture, allo strumento della società di corridoio, per attuare un Ppp multimodale su un ambito territoriale ottimale che coinvolga lo stato, le regioni, i fondi Fas e i privati, con lo scopo di gestire porzioni di reti infrastrutturali. Concretamente gli interventi di rilancio della legge obiettivo, ma anche del Codice dei contratti, passeranno per il decreto legge sulla crescita in fase di messa a punto (dovrebbe essere varato a metà ottobre) che conterrà un apposito capitolo sulle infrastrutture. Fra le diverse proposte vi è ad esempio quella di appaltare infrastrutture sulla base di (almeno) progetti preliminari «rafforzati» (con la Via), ci sono quelle finalizzate all’emissione di project bond da parte delle società di progetto, al coinvolgimento degli istituti finanziari fin dalla fase di offerta e all’introduzione del referendum sulla localizzazione delle opere, sul modello francese. Sarebbe confermata anche l’abrogazione della norma sul costo del personale, così come le disposizioni che attribuirebbero un ruolo di controllo sulle offerte anomale all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, l’introduzione del «contratto di disponibilità», l’attribuzione di un extragettito Iva per gli interventi nel settore dei porti. Sul tema delle risorse la partita riguarda i 4,9 miliardi di cui al fondo rotativo per le grandi opere che, si legge nell’allegato Infrastrutture, è intenzione del ministero di Matteoli destinare a lotti costruttivi di ferrovie e autostrade per 2,1 miliardi, alla manutenzione stradale e ferroviaria per 600 milioni, alle metropolitane per 200 milioni, alle opere per il Sud per 1,4 miliardi e alla logistica e ai porti per 100 milioni. Dalla revoca dei mutui (che riguarderebbe 43 opere) si ricaverebbero 3,7 miliardi che dovrebbero andare prioritariamente a finanziare le opere ferroviarie e i contratti di programma Rfi e Anas. Più incerto è il quadro delle risorse non attivate dal Fondo infrastrutture (art. 43 della legge 122/2010), per il quale il ministero ritiene «urgente conoscere quale sia la disponibilità residua». Una priorità riaffermata nell’allegato infrastrutture è quella del celere avvio del piano di piccole e medie opere per il Sud approvate da Cipe nel 2009. Dal punto di vista programmatico, in relazione alle intese con le regioni, il governo punta sullo strumento del Progetto organico territoriale come mezzo per misurare le priorità e le esigenze territoriali, garantire coerenza con le azioni comunitarie e dare il quadro delle risorse.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *