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Ocse: meno burocrazia per far crescere l’Italia

BUDAPEST – Le riforme strutturali dell’economia, sempre evocate, in Europa e in Italia, ma spesso incompiute, possono portare «molti dividendi», ha detto ieri il capo economista del-l’Ocse, Pier Carlo Padoan, nel presentare a Budapest, alla vigilia della riunione informale dell’Ecofin, l’annuale rapporto dell’organizzazione dei Paesi industriali sulle strategie per la crescita. Per l’Italia, le principali raccomandazioni dell’Ocse riguardano la riduzione della burocrazia e delle barriere alla concorrenza, il miglioramento dell’efficienza dell’istruzione, e quello del sistema tributario. L’Ocse suggerisce anche privatizzazioni e riduzione del dualismo sul mercato del lavoro. In questa fase del ciclo, politica monetaria e fiscale hanno raggiunto i propri limiti, sostiene Padoan, e le riforme strutturali sono quindi la leva più importante per la politica economica per accelerare la ripresa e aumentare la crescita globale nei prossimi anni, ma al tempo stesso possono aiutare il risanamento dei conti pubblici, il “secondo dividendo”. Alcune delle raccomandazioni dell’Ocse possono portare effetti immediati sulla crescita, per esempio la riduzione di barriere all’entrata in settori ad alto potenziale di creazione di posti di lavoro, come il commercio al dettaglio e le libere professioni. Ma, oltre al rilancio della crescita, ci può essere un effetto secondario sui conti pubblici: le riforme del mercato del lavoro che aiutano l’occupazione e quelle per migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione hanno un impatto positivo sui bilanci pubblici. Solo dal miglioramento dell’efficienza della sanità, esaminata nel rapporto, i Paesi Ocse potrebbero trarre in media un risparmio di spesa pubblica pari al 2% del prodotto interno lordo. Per l’Italia, l’Ocse indica una serie di priorità che rispondono al declino di produttività rispetto ai Paesi migliori. L’organizzazione parigina osserva peraltro che un impatto significativo di alcune riforme della publica amministrazione e della semplificazione della legislazione, già intraprese, ancora non si è visto. Tre le principali aree di intervento. La prima è la riduzione degli ostacoli normativi e amministrativi alla concorrenza, dove ci sono stati anzi passi indietro sulle professioni. L’Ocse raccomanda l’applicazione dei decreti Bersani del 2006, la rimozione delle regole anti-competitive e la semplificazione della burocrazia. Il secondo punto è il miglioramento dell’istruzione secondaria e terziaria, ancora in ritardo sugli esempi di eccellenza, come mostrano le statistiche Pisa (Programme for international student assessment), elaborate dalla stessa Ocse. Finora, nota il rapporto, ci si è concentrati sul taglio dei costi, ma diverse sono le possibilità di miglioramento, compresa la maggior attenzione alla valutazione delle scuole, alla formazione professionale, all’autonomia delle università. La terza area è quella della struttura della tassazione: il cuneo fiscale resta ampio e l’aliquota per le imprese è alta. L’Ocse è critica sull’efficacia della riduzione delle imposte sugli straordinari e degli effetti dei condoni sull’evasione fiscale. E raccomanda all’Italia di ridurre le aliquote marginali su lavoro e capitale spostando il peso della tassazione su immobili e consumi.

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