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Niente case ai rom, la Curia accusa “Patti violati, pronti alle vie legali”

MILANO – «Lo slogan “Nessuna casa ai rom” riveste di ideologia e discriminazione una vicenda che meriterebbe ben altra intelligenza. Promuovere la legalità, specie per le istituzioni, significa rispettare gli impegni sottoscritti». Nelle parole che chiudono un durissimo comunicato – ispirato e rivisto fino all’ultima virgola dal cardinale Dionigi Tettamanzi – si leggono i termini di uno scontro senza precedenti che si apre a Milano, fra la Curia e le istituzioni. Il documento arriva dopo due settimane di polemiche aspre sulle case popolari prima promesse e poi negate a 25 famiglie rom del grande campo di via Triboniano, gestito da enti legati alla Curia e in fase di smantellamento. Il Comune mesi fa ha coinvolto la Caritas e il volontariato nel piano di sgombero del campo, ma il vicesindaco Riccardo De Corato ieri ha invitato la chiesa milanese «a ospitare i rom nelle sue vaste proprietà edilizie». La Curia replica annunciando «conseguenze legali ed economiche» per la rottura degli accordi presi. Comune e prefettura, infatti, avrebbero dovuto rifondere le spese sostenute dal volontariato per ristrutturare le case pubbliche assegnate ai nomadi. Cosi` prevedeva il “Piano Maroni”, firmato a maggio in prefettura per arrivare entro fino ottobre a sgomberare il più grande campo nomadi comunale, quello vicino al cimitero di Musocco, dove dal 2007 abitano 102 famiglie, 580 residenti, la metà dei quali bambini. I gestori dei campi nomadi in via di sgombero – la Caritas Ambrosiana per quello di via Novara e la Casa della Carità di don Virginio Colmegna per il Triboniano – avevano aderito al Piano del ministro, finanziato con 13 milioni di euro, proprio perché erano previsti progetti di inserimento lavorativo e abitativo per le famiglie rom. Per alcuni la casa popolare, per altri un sostegno per pagare il mutuo o l’affitto di case trovate sul mercato privato, per 20 famiglie il rimpatrio in Romania con l’assistenza per trovare anche là un tetto e un’occupazione. Ma, in vista delle elezioni amministrative previste per la primavera, il dettaglio delle case popolari ha fatto scoppiare una feroce battaglia fra Lega e il resto del Pdl. Due settimane fa il ministro Maroni ha costretto il sindaco Moratti e il prefetto Gian Valerio Lombardi a rimangiarsi gli accordi firmati col volontariato. Cosi` ieri don Virginio Colmegna ha annunciato un’azione legale: «Se la nuova linea dell’amministrazione è “nessuna casa ai rom” chiediamo alle istituzioni di convocarci e motivarci formalmente questo divieto – si legge sul sito della Casa della carità – In questo caso non potremmo che tutelare anche per vie legali gli interessi di chi ha sottoscritto gli accordi, ricordando l’inadempimento contrattuale, la violazione dei principi di imparzialità». Colmegna, assistito da uno studio legale specializzato in cause contro gli atti di razzismo, accusa gli enti pubblici di un «inadempimento determinato esclusivamente dall’appartenenza dei beneficiari all’etnia rom con conseguente violazione del divieto di discriminazione per motivi etnici e razziali». La benedizione di questa linea arriva dalla Curia: «Chiediamo alle istituzioni un rapporto schietto. La chiesa non avoca a sé l’intervento sociale di competenza pubblica. Se svolge funzioni di supplenza, la responsabilità resta all’ente pubblico. E` inaccettabile scaricare su di noi l’onere di trovare soluzioni che spettano a chi amministra la città e il Paese».

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