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Nella giungla delle tasse esenzioni per 142 miliardi

ROMA – Disboscare le 242 voci di agevolazioni e sconti fiscali oggi esistenti sarà la vera partita su cui si giocherà la riforma fiscale. Complessivamente valgono 142 miliardi di euro e da questo mare magnum sarà possibile reperire parte delle risorse necessarie per riscrivere il fisco del futuro. Non solo. L’altro passaggio chiave sarà la lotta a tutte le forme di evasione ed elusione fiscale e ancor prima una ricognizione tra le pieghe del bilancio con la possibilità di arrivare a un tavolo sulla spesa pubblica «per dare un volto alle singole voci». Il processo di semplificazione, che è una delle tre direttrici su cui si muoverà l’intera riforma, partirà dunque dalla razionalizzazione di questi regimi. E sarà uno degli esercizi più complessi e delicati che attende il tavolo di confronto tra governo e parti sociali. Come ha precisato ieri il ministro dell’Economia ai rappresentanti delle associazioni di categoria e dei lavoratori, si dovrà procedere alla «verifica di quanti regimi siano ancora necessari, quanti e quali saranno quelli invece da modificare». In sostanza una razionalizzazione «a servizio dell’intera macchina fiscale». Il tutto nella convinzione, ha precisato Tremonti, che ognuno dovrà essere disposto a cedere qualcosa in funzione di un interesse generale. Nell’attuale sistema tributario esiste una vera e propria giungla di sconti stratificatisi negli ultimi quarant’anni e di cui beneficiano persone fisiche, imprese o enti no profìt. Cui si aggiungono quelle sui consumi e sui negozi giuridici come le compravendite. La famiglia, il lavoro e la ricerca saranno le priorità della riforma. E sfogliando le 15 pagine di tabelle distribuite ieri – in cui i tecnici dell’Economia e delle Finanze hanno evidenziato una ad una tutte e 242 le voci di agevolazioni oggi esistenti contabilizzate per il triennio 2011-2013 – quelle dedicate ai nuclei familiari 18,3 miliardi di minor gettito, pari al 20% degli oltre 88,5 miliardi complessivi di agevolazione di cui oggi beneficiano le persone fisiche. Sul fattore famiglia, secondo le intenzioni del ministro, occorre anche procedere a ulteriori razionalizzazioni, come ad esempio il possibile accorpamento tra le detrazioni e le esenzioni fiscali riconosciute dal fisco e gli assegni familiari erogati dall’istituto di previdenza. L’obiettivo potrebbe dunque essere quello di arrivare a prevedere una sola voce di costo per le casse dello Stato. Sul fronte delle agevolazioni per le imprese ci sarà da rimettere mano anche al nutrito pacchetto di crediti d’imposta oggi esistenti. Basta sfogliare i quattro prospetti del “Quadro RU di Unico”, divisi in 151 righi, le cui modalità d’uso sono raccontate in “sole” 31 pagine di istruzioni, per rendersi conto degli spazi di intervento che oggi il sistema consente per razionalizzare il sistema recuperando risorse da destinare ai settori ritenuti prioritari, come ad esempio ricerca e sviluppo. Altro passaggio chiave del confronto con le parti sociali sarà l’altra direttrice su cui si muoverà la riforma fiscale: ” dalle persone alle cose”. Secondo Tremonti sarà proprio il tavolo a fornire soluzioni accettate e condivise. E secondo quanto indicava il libro bianco del ’94, il passaggio dalle persone alle cose dovrà prevedere un alleggerimento del prelievo sul lavoro. Non chiude la porta al dibattito sulla tassazione delle rendite, riservandosi come Governo la possibilità di decidere. «Abbiamo qualche refrattarietà a questa formula strutturale. Tassare i Bot, con la connessa partita di giro, non è la cosa più razionale», ha precisato il ministro. Per quanto riguarda poi la terza via della riforma, ovvero “dal centro alla periferia”, Tremonti ha ricordato che nei fondamentali questa già esiste ed è stata fatta con la presentazione in Parlamento dei sette decreti attuativi del federalismo fiscale.

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