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Nasce la provincia Belluno-Dolomiti l’Alto Adige: quel nome non è vostro

BOLZANO – Giù le mani dalle Dolomiti. Ai bellunesi che vorrebbero chiamarsi ufficialmente «provincia di Belluno-Dolomiti» (e già avevano i cartelli stradali pronti) risponde il presidente altoatesino Luis Durnwalder: «Niente da fare, i monti pallidi sono divisi tra cinque province, a fare tutti così si crea solo confusione». Mica chiacchiere. C’era già il voto unanime del consiglio provinciale di Belluno, dove nel luglio scorso erano tutti d’accordo, compresa l’opposizione di centrosinistra che aveva voluto precisare: «L’idea l’avevamo avuto prima noi». E poi c’era un disegno di legge pronto ad essere discusso in Parlamento. Ma a Roma ci andrà invece Durnwalder per ribadire – se dovesse servire – che alle Dolomiti (solo) bellunesi lui è contrario. Non è questione di geografia, si capisce, ma di marketing. Già gli industriali bellunesi – che non devono chiedere il permesso a nessuno – hanno cambiato il nome in “Assindustria Belluno Dolomiti”: «Così abbiamo più appeal». E se c’erano dubbi sulla natura dell’iniziativa li elimina subito il presidente della provincia bellunese, Giampaolo Bottacin: «La gente è d’accordo: vogliamo far capire bene dove sono le Dolomiti, visto che molti le identificano con il Trentino Alto Adige». Il ritorno? «Turistico, ma anche di appartenenza». Problemi: «Non dovrebbero essercene – diceva Bottacin – a meno che i nostri vicini non siano d’accordo». Appunto. Le liti sui confini fanno ormai parte della tradizione dolomitica dove la vetta della “Regina” – la Marmolada – fu contesa per trent’anni da Trento e Belluno, con l’in-teressamento pure dell’ex presidente della Repubblica Pertini, finché nel 2002 arrivò una pace salomonica firmata dai governatori Galan e Dellai: il confine passa sulle creste, la funivia è bellunese, il ghiacciaio è trentino. A Belluno hanno le loro ragioni: «Per il 72 per cento le Dolomiti sono sul nostro territorio, la nostra iniziativa serve per fare chiarezza» spiega l’asses-sore regionale al turismo Matteo Toscani. E il sentimento corrente è quello della rabbia di una piccola provincia a statuto ordinario, di fronte alle due (ricche) province autonome. Insomma: «Poiché non abbiamo i contributi dell’auto-nomia dateci almeno il nome Dolomiti» spiegano gli albergatori. Cortina a fare il salto in provincia di Bolzano ci aveva già provato, era l’autunno del 2007, con un referendum secessionista votato a stretta maggioranza che però è rimasto solo sulla carta. Durnwalder in quell’occasione era pronto ad accogliere gli ampezzani a braccia aperte: «La storia ci unisce». La storia, in questo caso, significa Austria. Cartina alla mano pare che le Dolomiti ci provino gusto a creare litigi con i versanti divisi su più territori: come le Tre Cime di Lavaredo, forse il panorama più famoso, divise fra Dobbiaco (Bolzano) e Auronzo (Belluno, dove in realtà cade la maggior parte del gruppo). E ancora il gruppo del Sella – la zona dei famosi quattro passi – a cavallo fra le tre province di Trento, Belluno e Bolzano. Quand’è arrivata la benedizione dell’Unesco, con l’inserimento nella lista dei Patrimoni dell’Umanità, c’è stato da discutere pure sulla sede della fondazione creata per tutelare i “Monti Pallidi”: su Bolzano la spuntò Belluno che precederà le altre province (Pordenone, Trento e Udine) in rigoroso ordine alfabetico.

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