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Napolitano: bene la via della coesione con i governatori

ROMA – Per far fronte all’emergenza immigrazione è di «essenziale importanza» sia l’attuazione dell’accordo bilaterale raggiunto con la Tunisia sia, «ancor più, la definizione di orientamenti comuni in sede europea». La nota del Quirinale arriva poco dopo l’incontro tra il Capo dello Stato e Silvio Berlusconi, accompagnato da Gianni Letta e raggiunto dopo mezz’ora dai ministri dell’Interno e delle Regioni, Roberto Maroni e Raffaele Fitto, assieme ai rappresentanti istituzionali di regioni e comuni. L’accordo raggiunto a Palazzo Chigi tra gli enti locali e il governo per la gestione dell’ondata di maghrebini è stato particolarmente apprezzato dal Quirinale che ora però chiede comportamenti coerenti. Il presidente della Repubblica auspica che «quel segnale di coesione» sancito dall’intesa «si confermi e si consolidi» sia a livello nazionale che regionale e locale. L’accordo di Palazzo Chigi è tutt’altro che di facile attuazione anche perchè nessuno crede che gli sbarchi si fermeranno. Ma il Quirinale avverte che nessuno può chiamarsi fuori. Un monito diretto a quanti in questi giorni non si sono risparmiati in dichiarazioni poco “collaborative”. Prima del premier al Colle erano saliti Umberto Bossi e Roberto Calderoli. Il Quirinale vuole collaborazione, convinto che solo se l’Italia si presenta unita in tutte le sue componenti istituzionali può riuscire a superare «le incomprensioni e le tensioni» con i francesi e a ottenere a livello europeo il sostegno indispensabile per affrontare l’emergenza. La Lega però è nervosa, stretta tra la necessità e l’obbligo di dover gestire lo tzunami migratorio e il rischio di deludere la propria base alla quale deve far digerire l’arrivo dei maghrebini anche al Nord. Lo conferma Bossi quando sostiene che anche l’Italia dovrebbe adottare la linea dura dei francesi, una sorta di esegesi del «fora dì bal» dei giorni scorsi. Il Carroccio sbanda. «Quando venti giorni fa ho proposto la concessione del permesso di soggiorno temporaneo ai tunisini, mi è stato detto dal ministro Maroni che si voleva fare una sanatoria», dice Vasco Errani, il governatore dell’Emilia Romagna e presidente della conferenza delle Regioni che ieri era al Quirinale assieme al ministro dell’Interno. Sono parole che battono dove il dente duole, perchè evidenziano la difficoltà per la Lega di definire una posizione chiara e coerente. Una difficoltà che si riflette sulla tenuta della maggioranza e che mette in allarme il premier. Silvio Berlusconi deve evitare che la situazione precipiti. È convinto di poter ammorbidire la posizione francese e in questo modo di allentare la pressione sul governo e sul suo principale alleato. Al bilaterale con Sarkozy del 26 aprile manca però ancora tempo. Troppo. La campagna elettorale per le amministrative sarà ormai alle battute finali e i margini di mediazione diventerebbero strettissimi. Anche perchè nel frattempo c’è da fare i conti con la questione giustizia. Il Cavaliere ieri non ha affrontato direttamente il tema nel faccia a faccia con il Capo dello Stato ma è chiaro che lo spettacolo di questi giorni alla Camera stride con quegli appelli alla «condivisione» ripetutamente lanciati dal presidente della Repubblica. Berlusconi attribuisce la responsabilità all’opposizione. «Hanno utilizzato strumentalmente perfino l’acquisto della casa a Lampedusa, per non parlare poi del cartello contro Maroni», ha detto ieri il premier ad alcuni interlocutori con i quali ha sfogato anche la sua rabbia sulle divisioni interne al Pdl. Il suo appello a «serrare i ranghi» ieri si è infranto nello scontro tra ex An ed ex forzisti («Io non sono mai stato fascista. Non mi sento rappresentato», gridava ieri Gianfranco Miccichè).

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