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Mini-rinvio per il federalismo delle regioni

Una miniproroga di 12 giorni per cercare di arrivare mercoledì 23 marzo a un parere bipartisan sottoscritto da maggioranza e opposizioni. La trattativa in bicamerale su federalismo regionale e sanità prova a uscire dalle secche. Dove invece resta arenato il confronto tra governo e regioni sulla restituzione dei 475 milioni per il trasporto pubblico locale tagliati dalla manovra estiva. Nel vertice di ieri i ministri Bossi, Fitto e Calderoli hanno confermato che il governo terrà fede agli impegni, senza però indicare quando e con quale vagone legislativo manterrà la parola. «Atti concreti o nessun accordo», ha ripetuto per i governatori Vasco Errani (Emilia Romagna, Pd). Una risposta precisa potrebbe arrivare fra sette giorni quando i governatori dovrebbero vedere Giulio Tremonti. Questa partita è legata a doppia mandata con quella in parlamento sul fisco regionale. Lo slittamento del termine per il parere in bicamerale servirà a svelenire le tensioni politiche e a mettere a punto emendamenti almeno in parte condivisi. Per ora sul tavolo ci sono solo quelli del Pd, dalle addizionali Irpef all’Irap, dai Lep alla sanità. «Alcuni temi sono condivisibili», ha anticipato Calderoli confermando che l’obiettivo è di evitare le stesse spaccature consumate sul fisco municipale. Un auspicio che ha trovato d’accordo il presidente della bicamerale Enrico La Loggia (Pdl) e i due relatori Massimo Corsaro (Pdl) e Francesco Boccia (Pd). La trattativa vera e propria partirà la settimana prossima, per concludersi sul filo di lana il 23 marzo. Una volta incassato il sì del parlamento sul fisco regionale, ha confermato il Governo, approderà in Consiglio dei ministri il Ddl per la proroga di quattro mesi – dal 21 maggio al 21 settembre – dell’intera delega. Intanto dal Senato sono arrivate ieri le osservazioni della commissione Igiene e sanità, che con un voto pressoché unanime (18 a 3) ha approvato il parere dei relatori Raffaele Calabrò (Pdl) e Lionello Cosentino (Pd). La commissione chiede che la rosa del benchmark consideri 5 regioni anziché 3. E soprattutto che il riparto dei fondi alle regioni avvenga non solo in base all’età della popolazione ma anche dell’«indicatore di deprivazione culturale e socioeconomica». Una richiesta che nasce dai governatori del Sud. Ma che ieri ha ricevuto un doppio «no» da due ministri. Maurizio Sacconi (Lavoro) lo ha detto senza perifrasi: «Non credo alla deprivazione, appartiene più alla sociologia che alla scienza. È solo un criterio della furbizia senza basi oggettive». Ma anche per Ferruccio Fazio (Salute) la deprivazione è «inapplicabile»: in 2-3 anni, ha dichiarato al question time alla Camera, si arriverà a un indice che consideri «la prevalenza delle malattie» aggiornando comunque «i criteri imperfetti, utilizzati oggi, legati all’età». Un passo avanti infine sul federalismo demaniale. Governo e autonomie hanno fissato per il 24 marzo la conferenza unificata che darà l’intesa sulla lista di beni statali trasferibili a regioni ed enti locali. Intesa condizionata all’aumento da 12mila a 14mila degli immobili decentrabili.

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