Questo articolo è stato letto 1 volte

Lo Stato vende i suoi gioielli, il Comune si riprende la Lanterna

Dateci la Lanterna, finalmente, chiede Tursi. Non tanto la proprietà del Faro-simbolo, che resta alla Marina Militare; ma lo sperone su cui sorge, la strada che vi si arrampica, le fortificazioni. E il Comune chiederà al Demanio di acquisire altri luoghi, dal lungomare di Pegli a piazzale Kennedy, il lungotorrente Polcevera e il Lungobisagno Dalmazia. Così come quel pezzo di strada che divide piazza Caricamento da via Frate Oliverio. «Aspettiamo i decreti attuativi tra ottobre e novembre, in maniera da sapere esattamente quali siano i beni del Demanio in cessione, e a quel punto avvieremo una trattativa» spiega l’assessore Simone Farello, delegato proprio al Demanio, marittimo, mentre quello “terrestre” è assegnato a Bruno Pastorino. Farello, rispondendo in Sala Rossa ad un’interpellanza di Luciano Grillo e Michela Tassistro (Pd), ha confermato che nel mirino del Comune ci sono quei beni attualmente sottoposti a gestione mista; e che, in qualche caso, potrebbero anche venire messi in vendita («se lo ritenessimo un elemento interessante») o più semplicemente, utilizzati pienamente come tessuto urbano. «Non ha senso, come accade adesso, dover pagare un canone per i depuratori – spiega Farello – Così come non si può pienamente utilizzare piazzale Kennedy». Per il quale, peraltro, da tempo si pensa a una trasformazione che preveda di realizzare parcheggi sotterranei o una nuova viabilità in uscita dalla Sopraelevata. Ma certo, è possibile anche che qualcosa venga abbattuto, trasformato o venduto; perché nella lista ci sono il parcheggio dell’ex caserma Marabotto, il capannone industriale Levante nell’area delle Riparazioni navali, l’ex cinema Nazionale di Molassana. E poi, tutto quello che ricade sotto il demanio marittimo, e per il quale, avverte l’assessore, non c’è ancora una certezza sulle disposizioni; il Comune ha scritto già all’Autorità Portuale, segnalando il proprio interesse. E ci sono nell’elenco le zone strategiche del waterfront di levante, dalla Foce a Calata Gadda, ma anche il ponte Fleming a Molassana e i lungotorrenti. E poi, ovviamente, c’è la Lanterna, o almeno tutta la strada che vi conduce. Ha poco senso chiedere permesso per arrivare al proprio monumento simbolo.

Continua a leggere su: Repubblica, Genova

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>