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Lievitano gli oneri per lo smaltimento

BOLOGNA – L’alta produzione di rifiuti urbani della regione e gli investimenti fatti dalle utilities per rendere più efficiente lo smaltimento hanno comportato un incremento dei costi per la gestione del servizio, passati dai 471,9 milioni del 1998 ai 582,2 milioni del 2007. Un aumento percentuale del 23%, che è di poco superiore alla media italiana (+21,6 per cento). Parallelamente, anche se con un trend di crescita inferiore ? attorno al 14% ? sono andati crescendo i costi sostenuti per abitante, passati nello stesso decennio da circa 119 a 136 euro. Anche in questo caso il dato emiliano-romagnolo è superiore di una decina di euro alla media italiana. «La differenza ? spiega Filippo Brandolini, presidente di Herambiente e curatore del recente rapporto di Confservizi sulla gestione dei rifiuti urbani in Emilia-Romagna ? dipende da una molteplicità di fattori: dalla quantità di rifiuti prodotti in regione, mediamente superiore a quella italiana, così come dall’alta qualità del servizio offerto. Infatti, le aziende del territorio hanno fatto investimenti per realizzare impianti per il compostaggio e termovalorizzatori, per far diminuire il ricorso alla discarica e aumentare la differenziata. E bisogna anche tener conto del passaggio dalla Tarsu alla tariffa, operazione fatta da 162 comuni». Proprio a testimoniare l’impegno sulla qualità dei servizi, Hera ? prima fra le utility italiane ? grazie a un progetto cofinanziato dalla regione ha tracciato il percorso di tutta la filiera del riciclo, dai rifiuti differenziati in casa ai cassonetti fino ai 188 impianti di recupero, verificando che il 91,1% dei rifiuti è stato recuperato. Tuttavia affiancando alla spesa pro capite il dato del costo per tonnellata smaltito si nota come l’aumento sia stato contenuto grazie alla razionalizzazione del sistema dei servizi pubblici a valenza industriale, con numerose aggregazioni tra utilities. Secondo Confservizi per ogni tonnellata di rifiuti i costi di smaltimento in regione sono attorno ai 200 euro, contro una media Italia di 230. Una forbice già evidente nel 1999, quando tra Piacenza e Rimini il costo era di 170 euro contro i 190 del resto del Paese, ma che nell’ultimo decennio si è ulteriormente divaricata. «Le aggregazioni ? conclude Brandolini ? hanno favorito una gestione industriale dei rifiuti urbani, che ha comportato maggiore efficienza, grazie anche al trattamento congiunto di quelli industriali e al potenziamento della dotazione impiantistica regionale. Per vedere un’ulteriore stabilizzazione dei costi di gestione, occorrerà aspettare che gli investimenti fatti siano ammortizzati e la raccolta differenziata raggiunga gli obiettivi di legge».

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