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Legge di stabilità 2014: il testo di tutti gli emendamenti approvati

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Gli oltre 800 emendamenti presentati nell’aula della Camera alla legge di stabilità (> il testo degli emendamenti) spingeranno probabilmente il Governo a porre questa mattina la fiducia su un provvedimento che la maggioranza sostiene sia stato migliorato nel passaggio a Montecitorio (> il maxiemendamento approvato dal Seneto > tavola di raffronto), mentre le opposizioni hanno fatto sentire le critiche. Che la legge di stabilità non sia uno shock per l’economia lo ha detto pure il presidente di Confindustria, ma il Vice Ministro dell’economia Stefano Fassina contesta questa impostazione.

Dopo la pioggia di emendamenti giunta alla fine della discussione generale, la richiesta della fiducia potrebbe arrivare nella mattinata di oggi. Il testo finale dovrebbe essere quello approvato in Commissione nella notte di ieri. A partire dalla rimodulazione della web tax, resa “più leggera” dopo il niet di Matteo Renzi alla prima versione dell’emendamento Pd, caldeggiato dal presidente della Commissione bilancio, Francesco Boccia e dal renziano Edoardo Fanucci, firmatario della proposta.
È stato lo stesso Boccia che a tarda notte ha proposto una mediazione sulla cancellazione dell’obbligo di aprire una partita Iva italiana per tutte le imprese del web, comprese le multinazionali come Google o Amazon.
L’obbligo viene cancellato solo per l’e-commerce, ma rimane per chi vende spazi pubblicitari (cioè il business più rilevante), così come restano le tutele del diritto d’autore e le nuove norme sulla tracciabilità. In questo Boccia si è trovato spalleggiato tanto da Fanucci quanto dal capogruppo Pd, anch’egli renziano, in Commissione bilancio, Angelo Rughetti.

Confermatissima anche la mini-Imu, il conguaglio richiesto dal Governo nella misura del 40% ai contribuenti per la seconda rata dell’imposta immobiliare in via di dismissione, limitatamente ai comuni dove l’aliquota è stata innalzata oltre il livello standard suggerito dallo Stato. L’unica modifica, arrivata lo scorso weekend, e mantenuta nel testo in arrivo in Aula, è stato il rinvio dal 16 al 24 gennaio.

“Nessuno ha la bacchetta magica”, ma la nuova legge, ha insistito Letta, porterà crescita e comincerà a dare risposte alle esigenze del Paese, concederà più risorse allo studio, assicurerà meno tasse sulla casa.

Il testo che uscirà da Montecitorio prevede anche la nascita del nuovo atteso Fondo per la riduzione del cuneo fiscale alimentato con le risorse della spending review e della lotta all’evasione, sponsorizzato con forza dalle parti sociali.
La norma arriva però in una versione anche in questo caso light. La platea dei destinatari è infatti allargata da lavoratori e imprese anche a pensionati, artigiani e professionisti e le risorse che confluiranno nel Fondo saranno comunque quelle che “avanzeranno” rispetto agli obiettivi primari del rigore dei conti e delle spese inderogabili. Da qui probabilmente lo scetticismo ribadito ancora una volta con forza dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, secondo il quale le risorse destinate alla riduzione del cuneo sono “assolutamente insufficienti”.

Abbandonata l’idea di rivedere in sede di stabilità la Tobin Tax, entra invece come novità assoluta il divieto di anatocismo bancario, ovvero dell’applicazione degli interessi sugli interessi. Gli interessi periodicamente “capitalizzati” – si legge nella misura proposta dal Pd – non potranno quindi più “produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, andranno invece calcolati esclusivamente sul capitale”.

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