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Legge di stabilità al via tra le proteste

II Consiglio dei Ministri ha approvato ieri su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, Giulio Tremonti, il disegno di legge di stabilità per il triennio 2011-2013 e il disegno di legge di approvazione del bilancio di previsione dello Stato per il medesimo triennio. Ma gli enti locali restano freddi, non individuando nei due d.d.l. alcuna risposta alle molteplici domande in tema di finanza locale poste al Ministro dell’economia Giulio Tremonti. I provvedimenti, in linea con le disposizioni introdotte con la legge 31 dicembre 2009, n. 196: “legge di contabilità e finanza pubblica”, compongono la manovra triennale di finanza pubblica e, in particolare, la legge di stabilità dispone il quadro di riferimento finanziario per il periodo compreso nel bilancio pluriennale 2011-2013, esprimendolo sotto un aspetto tabellare, che conferisce al documento contabile una migliore trasparenza e leggibilità. Parlandone, Tremonti ha detto che dopo la fase di stabilità può iniziare quella dello sviluppo. Il Ministro ha spiegato che la legge di stabilità “è solo la fotografia dei conti pubblici come sono stati costruiti nel passato e come sono proiettati nel futuro”, insomma, “non opera né introduce varianti rispetto alla manovra di luglio”, e sottolinea che i ministri presenti abbiano affrontato la discussione in maniera “estremamente responsabile”, con una “unanime condivisione delle opportunità e delle difficoltà che derivano dalla finanza pubblica di un grande paese in una fase critica”. Sarebbe stato Gianni Letta ad aprire il Consiglio tentando di rassicurare i ministri presenti, in particolare la Gelmini, sul fatto che le risorse necessarie saranno alla fine reperite. Ieri erano sono in corso al Tesoro una serie di riunioni tecniche con la Ragioneria generale, per verificare le cifre e la suddivisione dei costi: a ciascun dicastero, infatti, spetta il compito di indicare l’entità e i settori dei tagli. Ma non sarebbero stati molti i ministri che lo hanno fatto. Tremonti ha annunciato tempi brevi per l’avvio della discussione sulla riforma fiscale: “La prima riunione sarà mercoledì prossimo per cominciare a studiare lo schema di delega della riforma fiscale – ha spiegato – convocheremo le parti sociali e lavoreremo con le forze politiche”.
“La legge di stabilità approvata oggi (ieri, ndr) dal Consiglio dei Ministri non sembra proporre le innovazioni che, come Anci, avevamo chiesto, mentre il Ministro Tremonti sembra abbia fatto intravedere delle possibilità di intervento solo a fine anno. Non consideriamo rilevante lo strumento ma la sostanza delle cose”, ha dichiarato Sergio Chiamparino, sindaco di Torino e presidente dell’Associazione dei comuni italiani. “Abbiamo aperto un Tavolo di confronto con il Governo dopo la firma dell’Accordo del 9 luglio – ricorda ancora Chiamparino – per introdurre delle innovazioni importanti in materia di residui passivi, patto di stabilità e di entrate disponibili. Innovazioni che non sembrano essere contenute nel disegno di legge approvato oggi dal Consiglio dei Ministri. Ribadiamo quindi l’assoluta necessità che per il 2011 si facciano degli interventi a sostegno della finanza locale che sarà fortemente penalizzata dai tagli ai trasferimenti erariali e regionali. È fondamentale – sottolinea il Presidente Anci – che tali interventi vengano fatti in tempo utile per la predisposizione dei bilanci di previsione. In caso contrario – conclude – il processo del federalismo avrebbe un peso attaccato al collo che difficilmente potrebbe consentirgli di partire”.

PIANO DI SEMPLIFICAZIONE
E sempre ieri il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta ha presentato il “Piano per la semplificazione amministrativa per le imprese e le famiglie 2010-2012”, illustrato lo scorso 7 ottobre in Consiglio dei Ministri. Il “Piano per la semplificazione amministrativa 2010-2012” definisce obiettivi, strumenti, piani operativi e tempi per raggiungere entro il 2012 il traguardo di un taglio significativo (almeno il 25%) dei costi della burocrazia, stimati complessivamente in circa 68 miliardi di euro l’anno. Ne consegue che il risparmio annuo stimato per le imprese sarà quindi di almeno 17 miliardi di euro, secondo la Funzione pubblica. Il Piano prevede tre distinte linee di azione:

  1. La misurazione e riduzione degli oneri amministrativi (MOA) in tutte le materie di competenza statale
    La metodologia adottata – spiega sempre il dicastero di Palazzo Vidoni –  consente di individuare in modo sistematico le procedure più costose da semplificare. Fino adesso sono stati misurati gli oneri burocratici nelle aree lavoro e previdenza, appalti, beni culturali e paesaggio, privacy, ambiente, prevenzione incendi e fisco (dichiarazione Iva e sostituto d’imposta). Restano ancora da misurare gli oneri nelle aree sicurezza sul lavoro, prestazioni per i disabili, agricoltura, trasporti, sviluppo economico, interno, salute, statistica, giustizia ed economia e finanze. Complessivamente, il risparmio stimato a regime ammonterà a circa 12 miliardi di euro all’anno;
  2. L’estensione della misurazione e delle riduzione degli oneri alle Regioni e agli enti locali
    E’ prevista dal collegato ordinamentale all’esame del Senato, con un risparmio atteso di 5 miliardi di euro all’anno;
  3. La semplificazione per le PMI
    L’obiettivo perseguito è quello di eliminare e semplificare gli adempimenti inutili o eccessivi in base a un criterio di proporzionalità negli adempimenti amministrativi, in relazione sia alla dimensione dell’impresa e al settore produttivo in cui opera sia alle esigenze di tutela degli interessi pubblici (così come previsto dall’Unione europea nello Small Business Act). Si tratta, conclude la nota, di una novità appena introdotta con la manovra economica e senza precedenti per il nostro Paese: i primi regolamenti di semplificazioni sono previsti in materia di ambiente, vigili del fuoco e sicurezza sul lavoro.

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