Questo articolo è stato letto 0 volte

Le ragioni del Veneto allagato (e ignorato)

<!–

–>

  Formazione >> Dettagli notizia

Ogni giorno le notizie per la tua area nella tua casella e-mail!

08/11/2010

Sciopero delle tasse

Le ragioni del Veneto allagato (e ignorato)

Incrociando le dita e sperando che non si verifichino nuovi sconquassi il bilancio di una settimana di alluvione in Veneto è comunque pesantissimo. I danni più evidenti sono ovviamente di carattere materiale (tre morti, 4 mila famiglie coinvolte, 2 mila tra case e capannoni colpiti, 200-300 mila capi di bestiame annegati) ma si sta correndo il rischio di una nuova frattura politico-culturale tra il Nord Est e le élite di questo Paese. I veneti hanno la fondata percezione di essere stati lasciati soli persino nella rappresentazione fotografica del loro dramma. Come se l’Italia considerandoli ricchi ed egoisti si fosse girata dall’altra parte, non avesse voluto vedere nemmeno le immagini del diluvio, avesse stabilito un’ipotetica classifica dei «veri» bisognosi e avesse escluso coscientemente gli sfollati, gli agricoltori e gli artigiani di Vicenza, Padova e Verona. Come diceva il famoso refrain di Enzo Jannacci «no, tu no». Sarà un caso ma si sono tenute nel week end in Italia in città diverse tra loro tre importanti e appassionate kermesse politiche. Né da Gianfranco Fini (Perugia), né da Pierluigi Bersani (Roma) e nemmeno dai rottamatori di Matteo Renzi (Firenze) è venuto un segnale politico, un gesto di solidarietà, l’apertura di una sottoscrizione, l’invio di squadre di volontari. Sembra quasi che il Veneto non meriti empatia e questo perché le élite nazionali in fondo continuano a considerare quella del Nord Est una società chiusa, brulicante di intolleranti ed evasori. La minaccia avanzata ieri dagli industriali vicentini di mettere in atto lo sciopero delle tasse è figlia di questo risentimento, è la constatazione di una ferita che si pensava in via di sutura e che invece l’inondazione ha addirittura allargato. I veneti sanno che in passato, in tanti casi analoghi, la solidarietà «centrale» verso le popolazioni colpite era arrivata a istituire tasse di scopo, magari caricate sul prezzo della benzina. È evidente che l’opinione pubblica nordestina si ribella davanti all’ipotesi di aumentare la pressione fiscale nazionale anche se a fin di bene, mentre è decisamente favorevole a una mini secessione fiscale, una sorta di anticipo del federalismo. È presto per dire se questa proposta avrà un seguito concreto, di sicuro un’Italia che volesse continuare a considerare il Veneto alla stregua di un figliastro si darebbe la zappa sui piedi. Perciò già dai prossimi giorni, sperando nel frattempo di non dover raccontare nuovi disastri, c’è bisogno di un gesto di riconciliazione che riconosca apertis verbis i meriti e le sofferenze di una comunità.

Continua a leggere su: Corriere della Sera

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>