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La roulette degli enti vigilati

C’è la ricerca, rappresentata dal Cnr o dall’agenzia spaziale italiana; c’è la salute (Istituto superiore di sanità, lega italiana per la lotta ai tumori), gli enti di controllo del volo (Enav ed Enac), i porti, i parchi nazionali e una serie di realtà minori, come l’istituto italiano per l’Africa e l’Oriente o l’istituto nazionale di beneficienza Vittorio Emanuele II. Tutti enti vigilati dei ministeri, a cui la manovra taglia del 50% le risorse da girare alle amministrazioni che controllano: entro la fine di questa settimana, ogni ministero dovrà fissare in un decreto la distribuzione dei soldi che rimangono. A stabilirlo è il decreto con la manovra correttiva, in una norma che il maxiemendamento governativo non ha ritoccato. Con il taglio del 50% nei finanziamenti garantiti ogni anno dalle rispettive amministrazioni vigilanti, la manovra che sarà approvata in settimana alla camera riserva il trattamento più duro nel panorama del rigore a tutto campo messo in atto. Alla lotteria non manca la suspense, perché la coperta è corta: taglio lineare (50% a tutti) o distribuzione più sofisticata, i sacrifici difficilmente faranno eccezioni. L’intervento è da primato non solo nella misura dei tagli, ma anche nei tempi. Perché a differenza di regioni, enti locali e ministeri queste realtà non dovranno aspettare il 2011 per vedersi dimezzare i budget; la sforbiciata è immediata, e calcolata in base ai fondi assegnati l’anno scorso. La manovra è blindata, e margini di correzione a Montecitorio non ce ne sono, perché i tempi di conversione non lo consentono (la scadenza è a fine settimana), e vista l’entità delle misure in gioco basterebbe il minimo spiraglio a far ripartire la giostra infinita delle richieste di modifica. A conti fatti, insomma, sono state più fortunate le istituzioni culturali su cui si era accesa a fine maggio la polemica interna al governo; nei loro confronti la versione originaria della manovra era stata ancor più dura, perché ne decideva direttamente la soppressione, ma il dibattito si era infiammato subito e l’elenco degli addii aveva abbandonato in fretta il provvedimento. Il dimezza-budget, invece, è nascosto in un comma anonimo, il 24 dell’articolo 7, dove si spiega che «gli stanziamenti sui competenti capitoli degli stati di previsione delle amministrazioni vigilanti » sono ridotti del 50 per cento. Da subito. La prosa è grigia, ma gli effetti dirompenti: arrivando dopo la metà dell’anno, il dimezzamento delle risorse statali azzera di fatto i bilanci di molti di questi enti, per i quali l’assegno ministeriale rappresenta in genere il pilastro dell’entrata. Come accennato, nel calderone degli enti vigilati c’è di tutto. Il lavoro più intenso con le forbici tocca al ministro dell’Università Mariastella Gelmini, che oltre a Cnr e Agenzia spaziale deve tagliare l’assegno a un lungo elenco di istituti nazionali (come quelli di fisica, vulcanologia, alta matematica e astrofisica) e all’Invalsi, l’istituto che si occupa della valutazione dell’apprendimento nelle scuole. Il suo collega alla Salute, Ferruccio Fazio, deve occuparsi anche degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), dell’agenzia italiana del farmaco e degli istituti zooprofilattici sperimentali, mentre il titolare delle Infrastrutture Altero Matteoli è chiamato a stringere su Enav, Enac e porti. Più semplice la prova per il ministro dell’Interno Roberto Maroni (a lui toccano l’istituto intitolato a Vittorio Emanuele II e quello delle opere laiche palatine pugliesi), e per il ministro della Difesa Ignazio La Russa (tra i “suoi”enti c’è anche l’Unione italiana tiro a segno). Il nodo è costituito dai pesi massimi presenti nell’elenco; nelle settimane scorse una serie di ritocchi erano stati discussi al ministero dell’Economia, ma nessuno di loro ha trovato spazio nel maxiemendamento finale su cui il governo ha posto la fiducia. Il tema, però, è destinato a riproporsi presto, come mostra per esempio l’attivismo del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, a cui la norma chiede di tagliare i fondi ai parchi nazionali. Tra le opzioni c’è anche quella di attenuare in via interpretativa la portata del comma, che però non contempla nel testo eccezioni di alcun tipo. In alternativa, ma i tempi sono quasi impossibili, potrebbe intervenire un decreto correttivo da scrivere appena chiusa la manovra.

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