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La crisi manda in fumo il 9% dei tributi regionali

MILANO – Sul tavolo delle trattative con il governo per la manovra correttiva i governatori possono mettere anche la crisi fiscale che li ha colpiti; un fenomeno, che tocca anche sindaci e presidenti di provincia, non certo dovuto a una moderazione ma all’erosione delle basi imponibili, colpite dalla gelata dell’economia. A mettere in fila i numeri è Dexia Crediop, nel rapporto sulla congiuntura degli enti territoriali che sarà presentato domani a Roma, e che dà conto dell’effetto combinato della frenata economico-finanziaria sulle entrate e dei vincoli di finanza pubblica sugli investimenti. In soldoni si tratta di 4,6 miliardi di entrate tributarie perse fra 2008 e 2009, con prospettive di flessioni ulteriori per quest’anno, e di 15,6 miliardi di investimenti sfumati negli ultimi cinque anni. Ma andiamo con ordine. Solo il primo dei due segni meno è figlio della crisi prima finanziaria e poi economica, e si è fatto sentire soprattutto dalle parti dell’Irap, che nel 2009 è crollata di oltre 4 miliardi dopo anni di lenta ma costante crescita, tagliando dell’8,6%il fisco regionale. L’imposta regionale copre da sola più della metà del bottino tributario degli enti territoriali (escluse le compartecipazioni al gettito delle imposte statali), e il suo arretramento è tutto dovuto all’assottigliamento del valore della produzione su cui si calcola il prelievo; anche per questo, nei primi mesi di quest’anno sembra aver ripreso un minimo di vigore grazie all’inversione di rotta della produzione; nulla di plateale, perché se tutto dovesse andare come nei primi tre mesi l’Irap potrebbe chiudere il 2010 raggranellando circa 200 milioni in più rispetto all’anno scorso. Altri 250-300 milioni, poi, dovrebbero arrivare dalle super-addizionali previste per la lotta titanica contro i disavanzi sanitari di Lazio, Molise, Campania e Calabria. In vista c’è una flessione dell’addizionale Irpef, che l’anno scorso aveva tenuto e quest’anno dovrebbe invece perdere 96 milioni in regione (compensati dalle maxi-addizionali, che porteranno 350 milioni ma solo nelle quattro regioni interessate), e 60 nei comuni; l’andamento dei consumi, poi, porta gli analisti di Dexia a ipotizzare un nuovo arretramento dell’accisa sulle benzine (-50 milioni) e dell’addizionale provinciale sull’energia elettrica (-100 milioni). Per le province c’è un problema in più: ogni 10 euro di tributi, sette arrivano dall’auto, un settore che l’anno scorso è andato al minimo (l’Ipt è scesa del 7,4%, la Rc auto del 5%) e che anche ora ha prospettive non facili. Queste dinamiche mettono a dura prova anche il merito di credito: su 76 amministrazioni con rating, gli ultimi 18 mesi hanno visto nove abbassamenti dei giudizi, 14 peggioramenti delle prospettive (outlook) e nove rating ritirati del tutto. L’altro corno del problema è offerto dal patto di stabilità, che in generale è riuscito a mettere la morsa al debito ma per raggiungere questo obiettivo ha maltrattato la capacità d’investimento. Anche qui il valore aggiunto sono i numeri, che nell’analisi di Dexia denunciano che il gap cumulato in cinque anni rispetto ai livelli del 2004 viaggia ormai a quota 15,6 miliardi. In rapporto al Pil, la capacità di investimento di regioni ed enti locali è scesa di quasi il 14%: «Speriamo che 2008 e 2009 rappresentino il fondo – spiega Fabio Vittorini, che ha coordinato l’indagine Dexia -, perché gli investimenti locali sono gli unici in grado di svolgere una funzione anticiclica per le piccole e medie imprese del territorio.

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