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Irap e Irpef elastiche

I presidenti delle regioni potranno ridurre le aliquote Irap (l’imposta sulle attività produttive) fino ad azzerarle; manovrare l’addizionale Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) con legge regionale aumentandola o diminuendola; istituire tributi propri su materie non già assoggettate a imposizione statale: è quanto prevede la bozza che riscrive le regole del fisco regionale e provinciale e che i ministri Tremonti, Calderoli e Fitto hanno presentato ieri ai governatori e agli esponenti di Anci e Upi, nella sede del Ministero dell’economia. In particolare – secondo la bozza – per l’Iva la compartecipazione delle regioni dovrebbe scendere dal 44,7% al 25%. Per l’addizionale Irpef c’è invece la possibilità di un aumento fino al 3%. Un’altra ipotesi riguarda poi l’Irap, che in alcune regioni potrebbe essere ridotta fino all’azzeramento mantenendo inalterato il carico fiscale. Per quanto riguarda l’addizionale Irpef, l’aliquota dovrà assicurare almeno un gettito equivalente all’ammontare dei trasferimenti regionali ai comuni. Dal 1 gennaio 2014, poi, ciascuna regione a statuto ordinario dovrà assicurare la soppressione dei trasferimenti regionali di parte corrente diretti al finanziamento delle spese ai comuni. Per la stessa data ciascuna regione dovrà determinare, d’intesa con i propri comuni, una compartecipazione degli stessi alla addizionale regionale all’Irpef, in misura tale da assicurare un importo corrispondente ai trasferimenti regionali soppressi. Sempre dal gennaio del 2014 verranno quindi soppressi – conferma la bozza – tutti i trasferimenti statali alle regioni a statuto ordinario che hanno carattere di generalità e permanenza e destinati all’esercizio delle competenze regionali compresi quelli che riguardano l’esercizio di funzioni da parte di province e comuni. Le regioni eserciteranno dunque l’autonomia tributaria. La bozza interviene poi sulla finanza provinciale. Innanzitutto, dal gennaio 2014, la tassa di circolazione sui veicoli diversi dalle autovetture passa dalle regioni alle province, che possono anche variare l’importo di questi tributi. Sempre dal 2014 le regioni devono determinare, d’intesa con le proprie province, una compartecipazione di queste ultime alla tassa automobilistica, per assicurare l’importo corrispondente ai trasferimenti regionali soppressi. Anche le province, inoltre, possono istituire tributi propri su fattispecie non soggette a imposte statali o regionali. Infine viene istituito un fondo sperimentale di riequilibrio, per 5 anni, alimentato tramite la fiscalità generale dello Stato, per realizzare in modo equilibrato l’autonomia di entrata alle province.

ROMA CAPITALE
Intanto la Commissione parlamentare bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale ha dato ieri il suo parere favorevole, con modifiche, al decreto su Roma Capitale che il Governo porterà oggi al Consiglio dei Ministri, in modo da essere in vigore in coincidenza con la quattro giorni di festeggiamenti per i 140 anni di Roma Capitale. Contro il provvedimento, ha votato solo Italia dei Valori. “È un’autentica patacca. Idv vuole che Roma – ha detto dopo il voto il capogruppo dell’Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario – sia una capitale europea anche dal punto di vista del suo ordinamento, ma il decreto approvato con voto bipartisan crea solo la casta degli amministratori capitolini con un inevitabile aumento di spesa pubblica, alla faccia del contenimento dei costi e della riduzione dei privilegi della casta. Come al solito l’Italia dei Valori dice pane al pane e vino al vino: la Lega non cede su funzioni e prerogative di Roma capitale ma il sindaco di Roma può mettersi un pennacchio privo di ogni contenuto”. “Roma cessa di essere un normale comune e diventa un ente locale speciale, con poteri adeguati”, ha sottolineato il sindaco di Roma Gianni Alemanno. “I poteri veri e propri – ha aggiunto – saranno contenuti in un secondo decreto. Con questi nuovi poteri la città potrà intervenire sulle materie urbanistiche, sociali e dello sviluppo in maniera diretta e senza tanti passaggi”. “Bene il via libera della Commissione bicamerale sul federalismo al primo decreto su Roma Capitale. L’approvazione, avvenuta anche con il voto del Partito democratico, è un altro importante passo in avanti”, fa eco il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. “La Regione Lazio – aggiunge – nell’audizione di martedì scorso ha ribadito il parere favorevole già espresso al primo decreto, e proseguirà, anche con il contributo del Consiglio regionale, il percorso condiviso con tutti i soggetti interessati sugli altri decreti attuativi. Lavoriamo,infatti, per garantire il giusto equilibrio tra il nuovo assetto di Roma Capitale e le altre province del Lazio e la prossima settimana, dopo il tavolo già avviato con i presidenti delle Province, si insedierà quello con il Comune di Roma”.
“Abbiamo votato a favore di Roma Capitale – ha detto dopo il voto Walter Vitali- ma il Pd non farà sconti su federalismo fiscale. Il nostro sì testimonia solo che siamo a favore di Roma capitale dell’Italia unita”. “Il centrosinistra ha voluto la norma costituzionale – sottolinea Vitali – di cui il decreto odierno rappresenta la prima parzialissima attuazione. E riteniamo importante che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano celebri lunedì prossimo in Campidoglio il centoquarantesimo anniversario della breccia di Porta Pia in vista del centocinquantesimo anniversario dell’unita’ d’Italia. Il nostro voto di oggi in Commissione dimostra che facciamo sul serio quando diciamo che sul federalismo abbiamo cambiato passo. D’ora in poi presenteremo nostre proposte, pronti a valutare il nostro voto in rapporto al fatto che Governo e maggioranza siano disponibili ad accoglierle”. “Esprimeremo perciò la nostra più ferma contrarietà – conclude l’esponente Pd – se il Governo continuerà lungo la strada di una applicazione monca della legge sul federalismo fiscale che ne tradisce profondamente lo spirito. Questo accadrà anche sulle città metropolitane che, insieme a Roma Capitale, debbono essere dotate, come prevede la legge, di una finanza rafforzata”.
Per quanto riguarda i contenuti del provvedimento, nasce l’assemblea capitolina, si rafforza il rapporto con la giunta ma su indennità e funzioni si rinvia ad un successivo decreto, da emanare entro maggio quando scade la delega. Dal consiglio comunale si passa all’assemblea capitolina, di cui fanno parte il sindaco e i consiglieri (oggi 60, poi 48). L’assemblea sarà l’organo di indirizzo politico e amministrativo e si rafforza il rapporto con la giunta i cui assessori, che restano 12 potranno tornare in assemblea in caso di dimissioni dall’incarico. Nel testo si rafforza l’autonomia della giunta, così come previsto nelle condizioni del parere favorevole approvato oggi dalla Commissione bicamerale per il federalismo: l’esecutivo capitolino dovrà infatti dotarsi di propri regolamenti sull’ordinamento generale degli uffici e dei servizi, in base a criteri di autonomia, funzionalità ed economicità di gestione, secondo i principi di professionalità e responsabilità. Tra le condizioni che il decreto recepirà, il prevedere strumenti di consultazione e partecipazione, anche permanenti, per promuovere il confronto tra l’amministrazione e i cittadini. Nel testo anche la possibilità che il sindaco sia ascoltato in Consiglio dei Ministri nel caso vi siano all’ordine del giorno argomenti relativi alle funzioni di Roma Capitale. Infine i municipi, che non potranno essere più di quindici. Sulle indennità e le funzioni si rinvia tutto ad un successivo decreto, che il Governo dovrebbe definire entro maggio, quando scade la delega di quello attuale. Poi l’Assemblea approverà lo statuto speciale di Roma Capitale.

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