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In Gazzetta l’Imu ma bilanci al buio

MILANO – Il federalismo dei comuni approda in «Gazzetta» (si chiama Dlgs 23/2011, sulla n.63 di ieri) e libera ufficialmente l’addizionale Irpef in 1.350 municipi, ma non risolve i problemi dei sindaci alle prese con i bilanci preventivi. Rimangono irrisolti i nodi della compartecipazione Iva e della perequazione, e resta fitto il mistero sul Dpcm con gli sconti generalizzati al patto di stabilità, approvato in Conferenza Stato-Città quasi due mesi fa ma mai apparso sulle colonne della «Gazzetta ufficiale». «In questo modo – ha sottolineato ieri il consiglio direttivo dell’associazione dei comuni – si impedisce di fatto ai comuni interessati di presentare il bilancio di previsione al consiglio, costringendoli all’esercizio provvisorio». Senza i numeri, infatti, portare in assemblea la proposta di preventivo si rivela un esercizio solo teorico: la maggioranza delle amministrazioni si è fermata in attesa di chiarimenti, e chi è andato avanti con la discussione (spesso perché stretto nel calendario elettorale che a maggio porta alle urne più di 1.300 comuni) sa di approvare conti che andranno soggetti a un restyling profondo. Sulla quota dell’Iva da assegnare a ogni sindaco, il testo pubblicato ieri in «Gazzetta» si porta dietro tutte le incertezze legate al cambio in corsa con la compartecipazione Irpef: il decreto prevede, «in sede di prima applicazione», la divisione fra i comuni di una fetta «del gettito dell’imposta sul valore aggiunto per provincia», ma questa base di calcolo non sarà mai individuata. Il quadro Vt delle dichiarazioni distingue il gettito per regioni, non per province, e di conseguenza nei primi due anni la divisione potrà avvenire solo su base regionale: il sistema, da applicare in attesa del meccanismo a regime fissato nel decreto sul fisco delle regioni, è previsto da una risoluzione, che da sola però non può superare un decreto legislativo. Anche su un piano sostanziale, la partita si è rivelata piuttosto macchinosa, visto che nemmeno i dati dell’Irpef regionale sono stati ancora resi noti dal ministero dell’Economia. La questione Iva riguarda tutti i sindaci, mentre sulle sorti del Dpcm scomparso si interrogano 1.400 comuni (su circa 2.100 soggetti al patto di stabilità). Il testo offre infatti maxi-sconti ai comuni più colpiti dalla nuova versione del patto, e riguarda grandi città (a Parma l’obiettivo è alleggerito del 60%, a Monza del 35,5% e a Torino del 18,8%) e comuni medio-piccoli (Loreggia, in provincia di Padova, incontra il taglio record dell’89,5%): numeri cruciali, questione di vita o di morte per molti bilanci, frutto di un accordo che ha redistribuito fra gli enti locali 480 milioni di euro individuati con la legge di stabilità. Il 2 febbraio scorso, dopo l’accordo in conferenza unificata, tutto sembrava a posto, il testo è stato anche «validato» dalla Ragioneria generale ma da Via XX Settembre non è più uscito: come mai? Mancano certezze, ma un indizio c’è: martedì scorso, dopo l’assemblea deserta di Expo Spa, la provincia di Milano è tornata a chiedere uno sconto maggiore sul patto in relazione agli investimenti per l’evento del 2015, sulla base del presupposto che il comune avrebbe avuto sul tema «un’esenzione totale» dai vincoli (per Palazzo Marino c’è un bonus da 120 milioni), e la Provincia uno «parziale» (20 milioni). Per trovare nuove risorse da destinarle, però, bisognerebbe limare gli sconti previsti per tutti gli altri enti locali, con il rischio concreto di far saltare l’accordo di febbraio.

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