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In autunno coperture per 11 miliardi da spread, tagli e Iva

La legge di stabilità per il 2014 si avvicina a grandi passi. Con tutto il suo carico di coperture per puntellare la riforma di Imu e Tares, prolungare la sterilizzazione dell’Iva a fine anno e oltre, bloccare l’aumento dei ticket sanitari in calendario il prossimo anno, rifinanziare la Cig e dare una risposta definitiva al caso esodati. Il “conto”, a seconda della portata dei singoli interventi, oscilla tra i 9 e i 13 miliardi. Con l’asticella destinata a essere probabilmente collocata a quota 11 miliardi. Che, più o meno, equivale proprio alla somma che, seppure per il momento solo sulla carta, dovrebbe essere nelle disponibilità del governo: guarda caso 10-11 miliardi (al netto della flessibilità consentita dopo l’uscita dalla procedura Ue per deficit eccessivo). Soprattutto grazie al cosiddetto “tesoretto” dovuto alla minore spesa per interessi sul debito (effetto-spread), al maggior gettito Iva derivante dall’operazione di pagamento dei debiti arretrati della Pa, al riordino delle agevolazioni fiscali e alla nuova spending review.

Per il prossimo anno servono, almeno in teoria, 5 miliardi per superare l’Imu (quasi sicuramente meno visto che si lavora a un superamento parziale dell’imposta sugli immobili) e la Tares, facendo probabilmente leva su una tassa unica sul modello “service tax”. Un altro miliardo o poco più è necessario per prolungare il congelamento dell’aumento Iva dal 1° ottobre 2013 a fine anno. E la dote da individuare diventerebbe più massiccia nel caso di stop strutturale al “balzello”.

L’aumento dei ticket sanitari previsto per il prossimo anno vale oltre 2 miliardi. Ai quali ne andrebbero aggiunti almeno altrettanti (forse 3) per il nuovo rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e per tentare di chiudere definitivamente la partita esodati.

A questo elenco vanno poi aggiunte le cosiddette “spese obbligate”, a cominciare dalle risorse necessarie per le missioni internazionali. Il tutto senza mettere nel conto la sforbiciata al cuneo fiscale su cui punta il governo e le risorse da liberare in chiave sviluppo e per velocizzare il processo dei pagamenti dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione. Interventi che in gran parte dovrebbero essere realizzati nel solco della flessibilità consentita con l’uscita dalla procedura dell’Unione europea per deficit eccessivo.

Proprio l’anticipo in autunno di una parte della tranche dei pagamenti Pa calendarizzata per il 2014 che è stato già annunciato dal Governo (il ministro Saccomanni ha parlato ieri di 10 miliardi, ndr) dovrebbe consentire all’esecutivo di avere a disposizione per il prossimo anno un maggiore gettito Iva di 1-1,5 miliardi (in media il 10-15% di quanto sarà sbloccato). Il Governo dovrebbe poi far conto sul “tesoretto” derivante dalla minore spesa per interessi sul debito sostenuta rispetto alla previsioni messe nero su bianco dall’esecutivo Monti, che dovrebbe oscillare tra i 2 e i 3,5 miliardi.

I 2 miliardi necessari per bloccare l’aumento dei ticket arriveranno quasi interamente dal ricorso al meccanismo dei costi standard per la sanità. Un meccanismo che sarà al centro della nuova spending review di tipo “selettivo” che il governo conta di far scattare per il prossimo anno. Un intervento che insieme a quello sulla prossima potatura di sconti e agevolazioni fiscali dovrebbe garantire 4-5 miliardi. E nel caso in cui si optasse per uno stop duraturo, almeno in versione parziale, dell’aumento Iva, l’operazione verrebbe in buona percentuale auto-compensata attraverso la redistribuzione del “paniere”: lo spostamento di alcuni prodotti dall’aliquota Iva agevolata del 4 e del 10% verso quella ordinaria attualmente al 21 per cento.

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