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Imprese, Imu deducibile al 30%

Sale al 30% la deducibilità da Ires e Irpef dell’Imu pagata dalle imprese sugli immobili strumentali. Ma solo per quest’anno. Mentre resta confermata l’indeducibilità dall’Irap. Con un colpo di coda in extremis il governo è riuscito a trovare le risorse aggiuntive per finanziare la deroga che varrà solo «per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2013».

Servivano 250 milioni circa, aveva annunciato il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giovanni Legnini, e l’esecutivo li ha trovati riducendo il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica. In assenza di ulteriori finanziamenti, la deducibilità Imu tornerà al 20% dall’anno fiscale 2014. È questa la modifica più rilevante introdotta dal maxiemendamento del governo (su cui ieri l’aula del senato ha votato la fiducia) alla riforma della fiscalità locale, presentata lunedì in commissione bilancio, che ha nuovamente rimescolato le carte pensionando dopo pochi mesi di vita il Trise e sostituendolo con la Iuc, l’imposta una e trina che i comuni applicheranno sugli immobili per tassare patrimonio, servizi e rifiuti, potendo contare su un fondo complessivo di 1,5 miliardi per prevedere detrazioni a favore dell’abitazione principale e dei familiari che in essa vivono.

Acronimi a parte, le differenze tra Trise e Iuc non sono molte. Perché dei tre pilastri che compongono l’imposta unica, quello sui rifiuti (Tari) è rimasto sostanzialmente immutato, mentre gli altri due (Imu e Tasi) sono stati rimodulati, ferma restando l’esenzione Imu per la prima casa, in modo che la loro combinazione non superi il tetto massimo attualmente previsto per l’Imu (10,6 per mille) che invece il Trise poteva «abbattere» spingendosi fino all’11,6 per mille. Per il resto, anche la disciplina della nuova Tasi non cambia. L’aliquota di base della tassa sui servizi viene confermata all’1 per mille e così pure l’aliquota massima che per il 2014 non potrà andare oltre il 2,5 per mille.

Il primo appuntamento con il nuovo tributo è previsto già per il 16 gennaio (le altre tre rate sono fissate al 16 aprile, 16 giugno e 16 ottobre anche se i comuni potranno variare la scadenza e il numero delle rate). Ma sarà estremamente difficile, se non impossibile, per i sindaci chiamare i contribuenti alla cassa senza avere la minima idea delle risorse da destinare a detrazioni e sconti. Il velo sui fondi che ciascun comune potrà utilizzare, per attutire il peso della Tasi si alzerà solo a fine gennaio quando con decreto del Mef saranno ripartiti gli spazi finanziari disponibili per ciascun comune.

La Tasi sarà pagata non solo dai proprietari, ma anche dagli inquilini, in misura compresa tra il 10% e il 30% secondo quanto stabilito dai comuni con regolamento. E sempre con regolamento i sindaci potranno riconoscere riduzioni e esenzioni a particolari categorie di immobili (abitazioni con unico occupante o tenute a disposizione per uso stagionale, oppure occupate da soggetti che risiedano per più di sei mesi all’estero o ancora fabbricati rurali a uso abitativo).

Confermata infine l’assimilazione ad abitazione principale degli immobili di proprietà di anziani e disabili residenti in istituti di ricovero e cura, degli immobili di proprietà (non locati) di italiani residenti all’estero e di quelli concessi in comodato ai parenti in linea retta che li utilizzano come abitazione principale. Per tutte queste categorie di immobili, come per tutte le abitazioni principali non di lusso, l’Imu sarà pari a zero. Gli immobili di categoria A1/A8/A9, invece, continueranno a pagarla potendo beneficiare solo della detrazione di 200 euro per la prima casa.

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