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Imposte e riscossioni locali. Un cantiere sempre aperto

L’addio ad Equitalia continuamente rinviato, così come l’effettiva apertura del mercato agli operatori privati. Il blocco della assunzioni che rende difficilmente percorribile la strada della gestione diretta. L’incertezza sul quadro futuro dei tributi provinciali e comunali, che mette a rischio anche gli attuali rapporti di concessione. L’impasse sulla costruzione delle forme associative che dal prossimo anno dovrebbero subentrare ai piccoli comuni per l’esercizio delle funzioni fondamentali.

È lunga la lista delle questioni aperte nell’eterno cantiere della riscossione locale, che da anni attende una riforma organica di cui oggi a malapena si scorgono i primi abbozzi (contenuti nella delega fiscale), che peraltro rischiano di essere travolti sul nascere dal caos normativo generale e da un’agenda parlamentare troppo fitta.

La svolta sarebbe dovuta arrivare con il dl 70/2011 (uno dei tanti decreti «sviluppo»), che aveva previsto l’uscita di campo di Equitalia, la quale, dal 1° gennaio 2012, avrebbe dovuto cessare di effettuare le attività di accertamento, liquidazione e riscossione delle entrate, tributarie o patrimoniali, dei comuni e delle società da essi partecipate.

Tale termine è stato ripetutamente prorogat o, da ultimo al 31 dicembre 2013 dall’art. 10, comma 2-ter del dl 35/2013 (come modificato dall’art. 53 del dl 69/2013).

Questo slittamento avrebbe dovuto essere l’ultimo, dato che la nuova scadenza è espressamente definita come «inderogabile». Tutti gli addetti ai lavori, invece, danno per scontata una nuova proroga.

A renderla pressoché inevitabile sono due fattori: da un lato, abbandonare Equitalia vorrebbe dire fare emergere i circa 11 miliardi di crediti incagliati che attualmente ha in pancia, causando un buco enorme nei bilancio degli enti; dall’altro, gli oltre 5.000 comuni che attualmente sono serviti dall’agente nazionale si troverebbero nell’impossibilità di gestire il servizio.

Infatti, nessuna delle soluzioni alternative è al momento in grado di fornire garanzie a tutte le amministrazioni. l’affidamento in house (che peraltro costringerebbe a costituire migliaia di soggetti, perché i vincoli concorrenziali impongono alle società pubbliche di operare solo nel territorio dell’ente proprietario) è precluso ai comuni sotto i 30 mila abitanti.

Ancora più caotica la situazione dei mini-comuni (quelli sotto i 5.000 abitanti o i 3.000 se montani), che dal 1° gennaio 2014 dovrebbero gestire in forma associata (tramite unione o convenzione) le loro funzioni fondamentali, fra cui ovviamente anche la riscossione dei tributi.

I sindaci interessati, al momento, sono in attesa che la Corte costituzionale si pronunci sulla legittimità di tale disciplina (l’udienza pubblica è fissata per il 3 dicembre), per cui prevale l’immobilismo. Anche in questo ambito, pertanto, una proroga è tutt’altro che improbabile, anche nel caso in cui la Consulta non bocci l’associazionismo obbligato.

La reinternalizzazione del servizio si scontra con le carenze degli organici pubblici, quasi ovunque privi di figure chiave come gli ufficiali della riscossione che i limiti al turnover del personale impedisce di assumere. Problematico anche il ricorso alle aziende private di riscossione sopravvissute in un mercato che, nonostante i richiami dell’Ue, continua restare assai poco concorrenziale. Al momento, le incertezze sul futuro assetto dei tributi locali rendono pressoché impossibile definire un bando di gara che stia in piedi. Anzi, il balletto in corso fra Trise, Tasi, Tasi, Tuc rischia di far saltare anche i rapporti di concessione già essere, legati a tributi destinati ad essere superati.

Rimarrebbero le soluzioni ibride, talora suggerite dallo stesso legislatore, come ad esempio la costituzione di consorzi pubblici che si avvalgano di partner operativi, privati o pubblici. La prima alternativa (partner privati) è stata sperimentata nei mesi scorsi dall’Anci, che per selezionarli ha predisposto un bando, poi tuttavia ritirato per problemi tecnico-procedurali. La seconda strada è stata finora battuta con qualche successo solo dalla Regione Emilia-Romagna. Il già citato dl 69/2013 (cd decreto del Fare) ha tentato di rilanciarla (finora senza successo), individuando come partner pubblico proprio Equitalia.

Quest’ultima, quindi, pur senza essere ancora uscita dalla porta, è già pronta a rientrare dalla finestra, come conferma anche la legge delega fiscale (si veda il pezzo in basso). Ciò anche per evitare i 1.500 esuberi che l’agente nazionale dovrebbe dichiarare se abbandonasse definitivamente il campo.

Questa incertezza, ovviamente, nuoce all’efficacia della riscossione e spiega in buona parte le basse percentuali di entrate accertate che si trasformano in incassi effettivi. Un fattore, quest’ultimo, che mina la credibilità e la sostenibilità dei bilanci.

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