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Imposta unica con referendum

Saranno i comuni a decidere, con referendum, se vorranno unificare i 24 tributi locali. Lo ha affermato il Ministro dell’economia, Giulio Tremonti, illustrando ieri, al termine del Consiglio dei Ministri che ha segnato il via al decreto sui fabbisogni standard, la “fase due” del federalismo fiscale. “Non c’è stata – puntualizza – nessuna retromarcia ideologica, per noi l’ideale è la massima concentrazione possibile, ma saranno i referendum propositivi, costituzionali, a decidere i menù fiscali”. Tremonti spiega: “È un’ipotesi che pensiamo di articolare nel tempo, sono i Comuni che scelgono, possono fare dei referendum per unificare tutti i tributi o qualcosa di meno, pensiamo sia civile unificare 24 tributi stratificati nel tempo, pensiamo sia fattibile, scelgano loro”. E ribadisce: “Sono i falsificatori che dicono che rimettiamo l’Ici sulla prima casa: non ci sarà l’imposta sulla prima casa”. Tremonti oltre a confermare che è allo studio la cosiddetta cedolare secca sugli affitti (“pensiamo possa dare ai comuni un grande recupero di gettito”) annuncia anche che per i piccoli comuni è allo studio la possibilità di forfettizzare il flusso dei versamenti erogati dal Fondo compensativo. “Stiamo discutendo molto fortemente sul Fondo compensativo, dobbiamo trovare un meccanismo equilibrato – aggiunge – è una cosa molto complicata, ma stiamo andando avanti molto bene”.   Il ministro ha confermato che entro fine mese arriverà il decreto per l’autonomia fiscale dei Comuni (“nel rispetto dell’accordo firmato” con l’Anci) mentre entro l’estate, ha aggiunto il Ministro per la semplificazione Roberto Calderoli, arriverà il decreto per i costi standard per la sanità.
Il consiglio dei ministri, come detto, ha approvato il d.lgs., in esame preliminare, relativo ai fabbisogni standard di comuni e province. Il Ministro Calderoli ha spiegato che il decreto “entrerà a regime entro 3 anni”: un terzo sarà realizzato nel 2011, poi un terzo nel 2012 e un terzo nel 2013. “Oggi si pone la parola fine sul criterio del trasferimento in base alla spesa storica”, ha aggiunto. “Sul versante della spesa si interrompe il vizio del nostro paese, che fino a oggi ha trasferito tutte le risorse, non in base alle esigenze, ma in base alla spesa storica. Questo ha fatto si che chi più spendeva, e probabilmente male amministrava, riceveva di più dallo Stato, determinando una stratificazione dei trasferimenti, per cui c’era un’assoluta sperequazione”. Il problema dei fabbisogni standard “è stato affrontato in maniera molto seria. Abbiamo un numero di comuni estremamente elevato, e il numero di funzioni è tale che abbiamo deciso di fare un decreto metodologico interloquendo con i comuni e le province”. Sarà la Sose, ha spiegato Calderoli, ad occuparsi dell’individuazione dei costi “attraverso dei questionari e dei filtri che limitano le comunicazioni errate, per ricavare quelli che sono gli indicatori di riferimento, per una valutazione dell’azione pubblica”. Il calcolo dei fabbisogni degli Enti locali non sarà più ancorato esclusivamente alla spesa storica ma anche ad altri parametri, tra i quali sono stati inseriti – su iniziativa del Ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta – l’efficienza, l’efficacia e la qualità dei servizi resi a cittadini e imprese, il grado di soddisfazione dei cittadini-clienti nonché la spesa per il personale necessario per assicurare tali servizi. Si tratta di un capovolgimento di ottica, spiegano dal dicastero, che consentirà – con gradualità ma in via definitiva – di abbandonare gli effetti distorsivi e poco responsabilizzanti generati dal modello attuale di finanziamento degli enti locali e di rafforzare l’efficienza delle amministrazioni locali nonché la trasparenza e il controllo democratico da parte dei cittadini.

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