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Il Tesoro studia una maxi-cedola dai gioielli di Stato

Fonte: Il Sole 24Ore

Nel piano per ridare ossigeno ai conti pubblici potrebbe entrare anche un nuovo filone, cioè quello volto a raccogliere liquidità (nel caso si evidenziasse un’eccedenza di cassa) da alcune aziende pubbliche non quotate e a totale controllo dello Stato. Una lettera è stata inviata nelle scorse settimane dal Ministero dell’Economia alle più importanti banche d’affari italiane e straniere per individuare gli advisor più adatti ad effettuare una valutazione contabile sul patrimonio e sulla liquidità distribuibile (sotto forma di dividendo straordinario) da alcuni gruppi statali come Fintecna, Ferrovie dello Stato, Poste Italiane, Sace e Sogei. L’operazione sarebbe ancora ai primi passi, secondo quanto raccolto da Il Sole 24 Ore, e nei prossimi giorni si attende un’indicazione sugli advisor che potrebbero essere scelti sulla base delle proposte presentate. L’attenzione è comunque sull’entità delle risorse a disposizione delle società (che potrebbe essere nell’ordine di alcuni miliardi) ma soprattutto sulle risorse che potrebbero essere liberate senza ripercussioni sul business. E qui la stima è più difficile. «L’operazione potrebbe avere rilevanza sotto il profilo della raccolta di liquidità aggiuntiva – indica un banchiere – certo è che bisognerà però valutare le ripercussioni sul merito di credito delle società scelte dal Governo con questo obiettivo. Prelevare liquidità sotto forma di dividendo straordinario potrebbe avere effetti sul capitale di queste società, che in alcuni casi potrebbero essere costrette ad adeguarsi alle mutate condizioni. Il rischio, per chi emette debito, potrebbe dunque essere un declassamento da parte delle agenzie». Insomma, anche se per ora si tratta soltanto di ipotesi di lavoro, sul mercato e tra gli addetti ai lavori c’è grande fermento per capire se sia praticabile l’operazione pensata per raccogliere nuove risorse vitali al bilancio dello Stato. Ma quali potrebbero essere le società in grado di garantire cassa aggiuntiva da distribuire allo Stato? Difficile che siano le Ferrovie dello Stato e le Poste. La prima, malgrado i miglioramenti della gestione (nel primo semestre 2011 ha avuto un utile netto di 90 milioni) sta cercando di ridurre i debiti eredità del passato e di proseguire nell’attuazione del piano sugli investimenti. Le Poste, invece, hanno dimostrato di saper accumulare cassa (la società ha chiuso nel 2010 il nono bilancio in utile, nell’ultimo esercizio a quota un miliardo) ma è anche il catalizzatore del risparmio postale degli italiani. Difficile capire per quale entità potrebbe contribuire. Poco rilevante dovrebbe essere anche l’aiuto di Sogei, cioè la società di information technology del Ministero dell’Economia, che ha numeri non stratosferici con un utile netto di 28 milioni nel 2010. Più attraente dovrebbe essere la cassa di Sace e di Fintecna, che complessivamente potrebbe valere attorno ai 4 miliardi di euro. Sace nel 2010 ha archiviato un utile netto di 409,8 milioni e ha già dato un buon contributo alle casse dello Stato: con la distribuzione di un dividendo di 310 milioni nell’ultimo esercizio, dopo i 363 milioni messi sul piatto nel 2009. I riflettori sono anche su Fintecna, che ha come principali attività in portafoglio Fincantieri e il patrimonio immobiliare dello Stato, e che tra il 2002 e il 2010 ha già distribuito a vario titolo risorse finanziarie dell’ordine di 5,3 miliardi: in particolare 1,9 miliardi per distribuzione di riserve disponibili e dividendi, 1,6 miliardi per gli impegni assunti inizialmente da Fintecna nei confronti della società Stretto di Messina e, infine, 1,5 miliardi come versamenti allo Stato a fronte di acquisti di patrimonio immobiliare dal Demanio. Resta da capire quali potrebbero essere i vantaggi dell’operazione per le casse dello Stato e quali gli svantaggi per società, come per esempio può essere la Sace, che sostiene la crescita di oltre 20mila imprese in più di 180 Paesi nel mondo. Un saldo che, probabilmente, avrà un forte peso sulla decisione finale.

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