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Il “modello Caserta” per l’ambiente

La squadra-Stato si ritrova a Caserta, qui dove e’ nato il modello di lotta anti Casalesi, per combattere lo scempio della devastazione ambientale. Ministri, vertici della magistratura e delle forze dell’ordine, insieme con l’Universita’ e gli scienziati per un progetto di cooperazione interistituzionale che metta in sicurezza l’ambiente devastato dalle illegalita’.
Per il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, promotore di quella squadra Stato in funzione anti camorra, e’ in questo territorio che si sperimenta un intervento che potra’ essere preso ad esempio da altre realta’. Soprattutto al Sud perche’, come sottolinea il Guardasigilli, Angelino Alfano, e’ la legalita’ ”il pilastro fondamentale del piano per il Mezzogiorno”.
E’ insomma l’ora di svoltare, sostiene la responsabile dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ”per dare una formidabile picconata alle ecomafie”.
I tre rappresentanti del governo partecipano in Prefettura a Caserta ad una riunione di coordinamento con la magistratura e le forze dell’ordine rappresentate dal Capo della Polizia, Antonio Manganelli, dal generale Leonardo Gallitelli, comandante generale dell’Arma dei carabinieri e dal comandante generale della Guardia di Finanza, Nino Di Paolo.
Emergono, come terra’ a dire poi il ministro Maroni, dati positivi nella lotta alla criminalità come il calo dei delitti nelle province di Napoli e Caserta (rispettivamente del 6,2% e del 10,9 nell’ultimo anno) e un incremento boom, pari al 300% dei sequestri di beni alla criminalita’ organizzata (”ora la priorita’ e’ di metterli a disposizione della collettivita”’).
”Attraverso un buon funzionamento del sistema giustizia – sottolinea Alfano – si migliora la qualita’ della vita dei cittadini. Noi vogliamo colpire con la necessaria energia chi inquina illecitamente l’aria e l’acqua”.
Nel vertice a porte chiuse si fanno i conti anche con i problemi di risorse ma il ministro Prestigiacomo sottolinea che sul fronte dei finanziamenti ci sono degli interventi precisi per il risanamento del territorio casertano: 62 milioni per la depurazione delle reti idriche e fognarie, 17 milioni per la difesa del suolo, 47 milioni per interventi di bonifica tra Giugliano e il Casertano.
”Oggi lo Stato – specifica il ministro – e’ presente in un territorio dove sono stati compiuti abusi continui ai danni dei cittadini. Spenderemo questi fondi con la massima trasparenza”.
I ministri firmano un protocollo che vede un ampio coinvolgimento visto che a sottoscriverlo sono anche Prefettura, Procura e Questura di Caserta, Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale, la Asl di Caserta, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (rappresentato dal presidente Enzo Boschi), il Compartimento Marittimo e del Porto di Napoli e la Seconda Universita’ degli Studi di Napoli.
Tocca al procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, fare da cicerone alle immagini di un video che denunciano l’oltraggio del territorio, tra montagne di spazzatura, fiumi inquinati da sversamenti selvaggi, inquinamento dei terreni agricoli, acque mai bonificate nonostante ingenti fondi spesi, vicende sulle quali la magistratura ha gia’ aperto piu’ di un’inchiesta.
Le immagini le guardano anche i ministri e ad accompagnare la visione c’e’ la Messa di Requiem di Verdi. La promessa di oggi e’ che l’area casertana non sara’ condannata a morire.
Per questo partira’, e’ stato assicurato, subito il progetto che prevede tra l’altro la costituzione di una rete di monitoraggio dei rischi per la salute, la costituzione di un pool di esperti per l’analisi dei dati e l’attivazione immediata delle procedure di bonifica dei siti inquinati. E’ il modello Caserta per l’ambiente.

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