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Il «millefavori» resiste allo stop del Quirinale

Alla fine la ripulitura del milleproroghe per superare le obiezioni del Colle ha colpito solo Letizia Moratti e Gianni Alemanno, che subiscono il «no» all’aumento dei posti in giunta a Milano e Roma. Per il resto, il nutrito pacchetto dei «favori» sotto forma di commi infilati nel maxiemendamento esce quasi intatto dal riesame. Possono stare tranquilli i politici che hanno tappezzato le città con i loro manifesti, e che ancora una volta se la caveranno con mille euro una tantum; non hanno nulla da temere le liste (come quella piemontese di Mercedes Bresso) che non hanno chiesto in tempo i rimborsi elettorali, perché le porte si riaprono. Stessa musica per i multati delle quote latte: con la Lega così determinante per la tenuta della maggioranza, l’idea di stralciare il nuovo rinvio dei pagamenti non è venuta in mente a nessuno. L’infortunio quirinalizio del governo non ha conseguenze nemmeno per i vertici del Coni, che evitano per un anno i tagli a gettoni e indennità nonostante l’austerità imposta a tutti gli altri dalla manovra estiva. La marcia indietro sui costi della politica, poi, non mette in pericolo i consiglieri di quartiere nelle città con più di 250mila abitanti: i loro gettoni di presenza tornano in vigore, e loro possono tornare alle riunioni che spesso avevano disertato dopo l’abolizione dell’obolo. È saltato, invece, lo stop di un anno alle demolizioni degli immobili abusivi in Campania, ma c’è da giurare che le ruspe non partiranno tanto presto: i piani paesaggistici, che le amministrazioni locali avrebbero dovuto adottare nel 2004, sono ancora solo teorici e già è ripartita la battaglia parlamentare per riscrivere la sanatoria.

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