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Ici, Imu, Taser, Tari, Tasi, Service tax, Trise, Tuc, Iuc Il governo Letta prende in giro la gente e sé stesso

In principio fu la Tarsu. Poi, oltre un anno fa, decisero che il nome era troppo astruso, con quella «u» finale da passato remoto. Così, da gennaio, ci siamo modernizzati, perché le tasse bisogna pagarle subito, che la cassa langue: ora paghiamo la Tares. Solo che, nel frattempo, l’Ici è diventata Imu. E ci hanno raccontato per anni che bisognava toglierla, almeno sulla prima casa… l’Imu (rtacci).Così i tecnici delle Finanze si sono messi al lavoro è hanno partorito la Taser, che si divide in Tari e Tasi e ingloba Imu, Tares e servizi locali che finora erano a carico dell’erario generale. Ma il problema è che Taser è il nome delle pistole elettriche. E non sia mai che si pensi che il Fisco ci punta una pistola alla tempia.Così, povera Taser, è durata lo spazio di un pomeriggio. Ha cambiato nome ed è stata ribattezzata tal quale Service tax. Ma scoppia un vero scandalo! La povera Italietta non può accettare supina di chiamare una tassa con l’idioma della perfida Albione. Eh no! A tutto c’è un limite. Che non siamo mica provincia dell’Impero noi!Così la service tax cambia nome e genere: diventa Trise, anzi il Trise. E siamo punto e daccapo. Meglio qualcosa di più dolce, carino, che faccia quasi tenerezza. Perché, dite, aprireste mai la porta a un Trise che bussa a casa vostra? Direi di no…Così, dalle parti del ministero dell’economia hanno partorito il Tuc. Che suona come un leggero e signorile tocchettio al vostro portafogli. Anche qui però, diciamolo, il Tuc non è credibile. Un Fisco che non terrorizza ma è educato, che bussa prima di entrare e magari chiede permesso, volete che spaventi il malvagio evasore? Volete che non lasci i bilanci dei comuni in braghe di tela? Certamente no! Perché si sa che non ti puoi fidare…A quel punto, gli esausti funzionari del ministero dell’economia non sanno più che pesci pigliare. Ubriachi di sigle partorite in meno di due mesi per far pagare comunque la stessa imposta. Siamo sull’orlo del baratro. I tecnici hanno le meningi in fiamme.Ma ecco che dalla sbornia di denominazioni fiscali arriva l’illuminazione. Eureka, quella maledetta tassa chiamiamola Iuc! Come il singulto di un beone, sì… Iuc! E speriamo che gli italiani se la scolino con leggerezza, come un bicchiere di buon vino. Missione compiuta, allora! Forse…Solo un dubbio: nel frattempo, chi paga la tassa rifiuti per tutta quella carta prodotta al ministero?

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