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I governatori insistono: il premier avvii il confronto

ROMA – «Non vogliamo la guerra, evitiamo una qualunquistica delegittimazione». Non si spezza il fronte dei governatori contro la manovra. Tutti insieme – anche i rappresentanti della Lega e quelli del Sud di centrodestra che si pensava trattassero per conto proprio – hanno approvato ieri un nuovo documento che stigmatizza il decreto del Governo e questa volta va all’attacco anche della relazione sul federalismo fiscale presentata da Tremonti: «È urgente un confronto nel merito», rivendicano le regioni. Che insistono nel chiedere l’incontro col premier. E che oggi saranno ricevute in delegazione dal presidente del Senato, Renato Schifani, proprio mentre le votazioni sulla manovra entrano nel vivo in commissione Bilancio, in attesa però che i giochi si completino col prevedibile super emendamento per l’assemblea della prossima settimana. Il sospirato incontro con Berlusconi, al momento, non figura però nell’agenda di palazzo Chigi. «Lo valuteremo», ha fatto sapere il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, ribadendo che «la quantificazione dei tagli non può essere messa in discussione», anche se al suo interno «c’è la disponibilità del governo a valutare la direzione sulla quale muoversi rispetto alle scelte da fare». Un’apertura solo apparente, anche perché il pallino è tutto nelle mani dell’Economia, se il premier non farà retromarcia. Ma rispetto a un impatto finanziario – 8,5 miliardi in due anni ? che sembra lasciare pochi spazi di manovra per uno spostamento consistente di tagli su altri comparti del settore pubblico, come chiedono le regioni. Nel documento di ieri i governatori hanno sottoscritto insieme precisi concetti. La richiesta di «un confronto vero nel merito e sulla dimensione dei tagli», la bocciatura dell’emendamento del relatore giudicato «inefficace e tecnicamente sbagliato e peggiorativo », la disponibilità a fare la propria parte per tagliare «sprechi e spesa improduttiva» ma rilanciando «servizi e investimenti » anche a sostegno delle regioni sottoposte ai piani di rientro dal debito sanitario. Un concetto, questo, richiesto e ottenuto da Lazio, Campania, Calabria e Molise, soprattutto,che tra l’altro ieri si sono viste recapitare il diktat dell’aumento delle addizionali Irpef e Irap oltre il tetto massimo. Ed ecco poi l’affondo contro la relazione di Tremonti sul federalismo fiscale che «esprime giudizi sui governi territoriali che le regioni non condividono »e che sarebbe«incongruente » rispetto alla legge delega. «Urge un confronto nel merito »,è la richiesta,accompagnata dalla bocciatura secca dell’applicazione in tempi diversi dell’autonomia fiscale tra regioni ed enti locali «che rischia di creare un sistema non equilibrato e più oneroso per i cittadini ». «Non si può pensare di fare il federalismo fiscale contro regioni ed enti locali, né lo si costruisce passando il cerino dal centro alla periferia», ha detto il rappresentante dei governatori, Vasco Errani (Pd, Emilia Romagna). Mentre il coordinatore degli assessori al bilancio, Romano Colozzi (Pdl, Lombardia), ha accusato: «In alcuni punti la relazione è addirittura offensiva della dignità istituzionale delle autonomie». La Lega naturalmente difende il passaggio storico del federalismo fiscale in consiglio dei ministri. Ma lo stesso governatore del Veneto, Luca Zaia, non s’è tirato indietro sulla manovra: «Vogliamo tenere aperto il dialogo col governo, ma questo spesso ci mette in difficoltà».

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