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Governo diviso sul decreto rifiuti

Fonte: Il Sole 24 Ore

NAPOLI – Non è all’ordine del giorno ma dovrebbe arrivare oggi sul tavolo del Governo “fuori sacco”. Perché «alla fine il decreto per affrontare l’ennesima emergenza rifiuti a Napoli si farà». Ad assicurarlo è lo stesso premier Silvio Berlusconi che, tra le ipotesi in campo, non esclude la possibilità di riunire, proprio nella città campana, un Consiglio dei ministri dedicato. In ogni caso, partorire il provvedimento non sarà facile: sul tema il governo è quanto mai spaccato e se il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo annuncia che oggi porterà il Dl sul tavolo dell’Esecutivo, il titolare del dicastero delle Riforme istituzionali Umberto Bossi torna a fare muro: «Non ne parliamo. Il decreto non passerà tranquillamente. La soluzione alla crisi è un accordo con le Regioni limitrofe». Ha provato a smorzare i toni Berlusconi, ieri pomeriggio riunito a Palazzo Grazioli con una delegazione di deputati campani: il varo del provvedimento – ha detto – avrà luogo. Qualora non passasse neanche oggi, un apposito Consiglio dei ministri la settimana prossima potrebbe avere Napoli come cornice. Sarebbe il remake del film già visto il 21 maggio 2008, quando nel capoluogo campano si riunì per la prima volta il Governo Berlusconi. La Prestigiacomo, in ogni caso, spinge sull’acceleratore: «La situazione di Napoli non consente rinvii. Oggi proporrò al consiglio dei ministri un provvedimento per aiutare la Campania a superare questa fase di crisi che, se non adeguatamente fronteggiata, potrebbe innescare rischi per la salute pubblica». Il decreto «non passa tranquillamente – ha ribadito il leader leghista Umberto Bossi – noi siamo contrari. C’è una sentenza del Tar del Lazio», ha ricordato il ministro facendo riferimento alla pronuncia che vieta il trasferimento dei rifiuti urbani in altre regioni. «Occorre – ha aggiunto – che Napoli tratti con ciascuna regione. Io ho in mente una soluzione, un accordo con le Regioni limitrofe». Sensibile a possibili complicanza della crisi il ministro della Salute Ferruccio Fazio, ieri in visita a Napoli: «Incendiare i rifiuti ? ha dichiarato ? oltre a essere un gesto oggettivamente deprecabile, provoca l’emissione di diossina che può determinare problemi di ordine respiratorio». E subito dopo si è confrontato sul problema il procuratore capo partenopeo Gian Domenico Lepore. Alla Camera, intanto, si studiano alleanze trasversali, come dimostra il summit che ha avuto luogo tra lo stesso ministro Prestigiacomo, il coordinatore campano Nicola Cosentino («fiducioso» del fatto che oggi il Cdm licenzierà il provvedimento) e Franco Barbato dell’Idv. A proposto di un’eventuale ripresa dei trasferimenti fuori regione, il governatore emiliano Vasco Errani si è detto «in attesa della proposta del Governo» ma in ogni caso pronto a intraprendere «strategie condivise». Il suo collega campano Stefano Caldoro è stato invece impegnato a Bruxelles con la Commissione europea che minaccia sanzioni per l’Italia, in caso di mancata soluzione alla crisi. «La preoccupazione del commissario europeo – ha dichiarato Caldoro – è la mia». Quanto all’atteggiamento della Lega, secondo il governatore campano, è «irresponsabile». Parole non molto dissimili a quelle di Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd. Pressing congiunto su Palazzo Chigi da parte dei presidenti delle Province di Napoli Luigi Cesaro, Salerno Edmondo Cirielli e Avellino Cosimo Sibilia che hanno diffuso una nota in cui sollecitano «misure immediate». Non vuole, invece, drammatizzare il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, per il quale, il decreto «se arriverà sarà un fatto positivo, altrimenti il problema lo supereremo ugualmente. La città sta tornando ad essere pulita indipendentemente dalla Lega e da Berlusconi». Le strade restano però intasate da 1.380 tonnellate di immondizia. «Stiamo anche tenendo degli incontri – ha detto il sindaco – per la realizzazione del sito di compostaggio. La nostra sfida è di uscire da questa emergenza una volta per tutte, non solo superare il momento difficile». Ma senza una sponda da parte di Palazzo Chigi, non sarà facile.

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