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Fini: sull’uso dei fondi al sud responsabilità anche statali

ROMA – Cita due volte Tremonti per chiarire il proprio pensiero sul Sud, mette in guardia dai rischi del federalismo fiscale, ricorda gli appelli del capo dello stato su una questione meridionale che non è mai tramontata. Gianfranco Fini, presidente della Camera, introduce la presentazione dell’annuale rapporto del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica con una risposta a distanza al ministro dell’Economia che aveva definito «cialtroni» le amministrazioni meridionali che non spendono le risorse comunitarie. «Si può discettare – dice Fini – sul fatto che ci sia stato un errato modo in cui le classi dirigenti del Sud abbiano usato i fondi europei. Ma se una responsabilità c’è va condivisa dalle autonomie locali e dagli organismi centrali». Il nome di Tremonti riecheggia nel discorso di Fini anche quando viene rimarcato il persistente divario tra le diverse aree del paese. «Personalmente – osserva il cofondatore del Pdl – ritengo che “l’albero storto” dell’Italia non sia solo il dissesto dei conti economici, come ha osservato il ministro Tremonti; l’albero storto dell’Italia è anche la questione del Mezzogiorno». Questione irrisolta, rimasta, come sostenuto a più riprese dal presidente della repubblica Napolitano, «la più grave incompiutezza del nostro processo nazionale unitario». Fini preconizza con timore un Mezzogiorno come «zona di frontiera tra Europa e Sud del mondo» e chiede attenzione su «una difficile e complessa transizione verso il federalismo fiscale che, se non adeguatamente congegnato ed applicato, rischia di compromettere la coesione nazionale ». L’intervento del presidente della Camera è un prologo ideale, quasi un assist, per il ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto che presenta il rapporto del Dps sull’utilizzo di fondi Ue e Fas. Anche Fitto parla di meccanismi che non funzionano su più livelli e in un certo senso sembra ridimensionare le critiche di Tremonti citando numeri dall’impatto meno drammatico del quadro prefigurato. Le risorse comunitarie del ciclo 2000-2006 assegnate all’Italia sono state quasi integralmente utilizzate. «Quelle del ciclo 2007-2013 – aggiunge poi il ministro – sono in corso di programmazione, con qualche ritardo ma nel sostanziale rispetto degli obiettivi annuali di spesa ». Il problema maggiore, precisa poi, è l’avanzamento procedurale delle opere nell’ambito degli accordi di programma quadro finanziati anche dal fondo aree sottoutilizzate con le Regioni: «Per il Mezzogiorno solo il 27% degli interventi è stato completato, il 46% ha aperto i cantieri e l’11% è prossimo all’apertura, mentre il 15% si trova ancora in fase progettuale». Si entrerà ora nella fase decisiva per riprogrammare una quota di risorse, tra nazionali ed europee, intorno a 40 miliardi. La missione è completare la ricognizione entro luglio, concordare le linee di azione con le parti sociali e definire gli obiettivi su cui concentrare le risorse, a partire dalle infrastrutture. Tra le novità annunciate da Fitto c’è anche l’attivazione di meccanismi di sostituzione in caso di inadempienza. Sia che a frenare la spesa siano le regioni sia che si tratti delle amministrazioni centrali.

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