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Federalismo tra fiducia e paura di nuovi svantaggi

Le imprese potranno avere un ruolo importante alla luce della territorialità che dal 2013 dovrebbe governare il gettito con l’attuazione del federalismo fiscale. C’è un precedente in Sicilia, non positivo ma che non scoraggia le imprese locali. Nelle altre regioni del Sud, invece, c’è più preoccupazione. Dice il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello: «Non siamo stati in grado di sfruttare la territorialità, che ci avrebbe permesso di attivare politiche di crescita molto forti. Tutto è stato frenato da una cultura diffusa legata a logiche assistenzialistiche. Ora bisogna accelerare: quando tutte le regioni avranno il 100% delle entrate dipendenti dal gettito fiscale non potranno più permettersi politiche parassitarie». Lo Bello prevede una concorrenza virtuosa tra regioni, perché le entrate dipenderanno dalla capacità di attrarre investimenti: «Una grande chance per il Sud, che servirà a responsabilizzare i politici. Se non porteranno avanti politiche di crescita e tagli delle imposte, le aziende si sposteranno, ma per agire sull’Irap dovranno avere i conti in ordine. Quindi meno burocrazia e classe politica all’altezza. Le imprese sono pronte a questa sfida». «Chi verrà a investire da noi? – si chiede invece Giorgio Fiore, presidente di Confindustria Campania -. Lo sforzo è di salvaguardare il patrimonio industriale esistente, soprattutto quello autoctono, che dà più garanzie sul territorio. Si punta su turismo, agroalimentare, made in Campania e ricerca. Ma prima di pensare a misure straordinarie, come le fiscalità di vantaggio, bisogna guardare all’ordinario: sicurezza e legalità, anche nella pubblica amministrazione». «Il federalismo non è la panacea ? aggiunge Umberto De Rose, presidente di Confindustria Calabria ?: è un modo per responsabilizzare gli amministratori a spendere meglio, ma va inserito in un progetto più ampio con sviluppo, infrastrutture materiali e immateriali, mobilità. Se tutto si lascia alle regioni, il Sud può dirsi morto». «La sfida oggi più che mai ? dice il presidente di Confindustria Basilicata, Pasquale Carrano ? è in azioni mirate di politica industriale, per potenziare le vocazioni locali e accogliere e sostenere cultura e attività d’impresa. Lo si fa solo con un patto impresa-lavoratori-istituzioni». «Va ripensato il regime degli incentivi per abbattere non il costo d’investimento ? dice il presidente di Confindustria Puglia, Piero Montinari ?, ma il costo per unità di prodotto. Dobbiamo aumentare i flussi di cassa delle imprese. Perché gli investimenti vanno dove c’è convenienza. Ma rimane il nodo della domiciliazione: dove si produce o dove si ha il domicilio?». Il senatore lucano Cosimo Latronico, membro della commissione Bilancio, risponde che alle regioni dove si produce un bene è giusto riconoscere una capacità fiscale, ma «rischiamo di avere una doppia velocità e senza fondo perequativo non riusciremo a finanziare servizi ai cittadini, perciò parliamo di federalismo solidale». Per Latronico il federalismo fiscale aiuterebbe un percorso di razionalizzazione dei centri di spesa, con elementi di qualità e responsabilità che dovranno emergere coi costi standard.

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