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Federalismo, controstudio del Pdl

E dopo lo studio del Pd sull’impatto del federalismo fiscale sulle autonomie, ecco la risposta da parte del Pdl. Con un controstudio teso a dimostrare che i comuni avranno complessivamente da guadagnarci con la riforma. E tanto per cominciare, la riduzione di circa 450 milioni di euro di entrate prevista a regime dallo studio del Pidino Stradiotto non è affatto vera, come è disposto a giurare il Ministro per la semplificazione Roberto Calderoli.

LA TESI DEL PDL
Lo studio del Pd sui costi del federalismo fiscale è non veritiero e incompleto, afferma il vicepresidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli, che propone le considerazioni di un controstudio messo a punto dal Pdl. “Si può fare una valutazione tecnica riguardante strettamente lo studio fatto da Stradiotto ‑ spiega Napoli in una nota ‑: i dati presi a riferimento non sono i trasferimenti effettivamente fiscalizzabili, che la Copaff non ha mai pubblicato comune per comune, ma le spettanze del ministero interno. Bisogna infatti sottolineare che i trasferimenti suscettibili di fiscalizzazione sono solo quelli che presentano i caratteri della generalità e permanenza e che non riguardano inoltre i finanziamenti in conto capitale. La Copaff ha sempre lavorato sulla base di dati ripartiti su base regionale e non è mai stato prodotto uno studio riguardante i singoli comuni. Abbiamo analizzato i fondi statali di trasferimento concordando quali erano suscettibili di fiscalizzazione perché presentavano i caratteri generali condivisi, definendo una cifra totale pari a circa 15 miliardi per i comuni delle regioni a statuto ordinario”. “Pertanto – prosegue Napoli – comparare i dati relativi alle spettanze che riguardano i singoli comuni, che ribadisco non sono i trasferimenti fiscalizzabili, con il totale dei gettiti che potranno essere devoluti sulla base delle nuove imposte (tassa di registro, tasse ipotecarie, Irpef reddito fabbricati ecc.) è errato. I circa 15 miliardi quantificati dalla Copaff, e richiamati dalla relazione tecnica che accompagna lo schema di decreto legislativo sul federalismo municipale, vanno poi decurtati del taglio del dl 78 e arriviamo a circa 12 miliardi e mezzo”. “Queste sono le grandezze finanziarie che il governo ha considerato nella devoluzione dei nuovi gettiti che però potrebbero ammontare a più dei 12 miliardi ed è questo il motivo per qui è prevista la compartecipazione statale su uno o tutti i gettiti per non andare oltre quanto è fiscalizzabile – prosegue l’esponente Pdl -. Questo è il quadro macro dei rapporti finanziari fra stato e comparto comuni. È chiaro che i comuni non devono perdere ma anzi nella fase a regime la dinamicità dei nuovi gettiti ed una piena autonomia impositiva potrà consentire di recuperare sul versante delle entrate. Per quanto riguarda ciò che avverrebbe nel comparto dei comuni è evidente che la proposta del governo tiene conto al massimo dei possibili scarti, fra la soppressione dei trasferimenti e i nuovi gettiti, che potranno determinarsi con l’istituzione di un fondo di riequilibrio”. “Sul piano più generale si può evidenziare che: ad esempio i comuni citati nello studio L’Aquila e Napoli sono quelli che certamente hanno trasferimenti maggiori e non tutti fiscalizzabili che permarranno in quanto trasferimenti speciali e quindi il confronto con i nuovi gettiti è errato. Poi – conclude – è evidente che l’attuazione del federalismo fiscale implica una riqualificazione della spesa che avverrà con la determinazione dei fabbisogni standard a cui si rapporterà il livello di entrata. È un processo che interesserà tutti i livelli di governo, un obiettivo necessitato, e che consentirà di rendere efficiente la spesa e migliorare la qualità dei servizi ai cittadini spingendo la qualità dei servizi delle amministrazioni più indietro verso quelle che hanno standard migliori”. 

LA LOGGIA RASSICURA
“Avevamo previsto che il decreto in materia di federalismo municipale fosse fra i più delicati da esaminare e, proprio per questo, stiamo dedicando ad esso un adeguato tempo di approfondimento. Entro la fine di gennaio saremo comunque in grado di dare il parere su un provvedimento che certamente eviterà i gravi scompensi nella gestione dei comuni paventati negli ultimi giorni”, rassicura il presidente della Commissione parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale, Enrico La Loggia (Pdl), che sarà anche il relatore del decreto in questione. “Lo studio predisposto dal senatore Marco Stradiotto sulla base di dati della Copaff – aggiunge La Loggia – appare per certi versi eccessivamente allarmistico, ma offre comunque ulteriori spunti di riflessione che approfondiremo in sede di commissione. Il risultato finale – assicura il presidente della bicamerale – garantirà in ogni caso ai comuni di poter provvedere ai servizi essenziali di propria competenza. Naturalmente in quello spirito di maggiore assunzione di responsabilità e di riduzione degli sprechi che sta alla base dell’intera riforma in materia di federalismo fiscale”. 

CALDEROLI: CONFUSE COMPETENZA E CASSA
Secco il Ministro per la semplificazione normativa e Coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli. “Chiunque abbia sostenuto che attraverso la futura autonomia impositiva dei comuni possano venire meno per gli stessi quasi 500 milioni di risorse lo ha fatto ignorando oppure confondendo la competenza per la cassa. La sbagliata lettura o interpretazione dei numeri, forniti invece in maniera corretta della Copaff, induce a suggerire agli apprendisti analisti, che tra l’altro si dimenticano di ricordare il ruolo dei fondi perequativi, di utilizzare i suddetti numeri per giocarseli al Lotto oppure per la tradizionale tombola dell’ultimo dell’anno…”. 

STRADIOTTO: IL PDL È IN DIFESA
Marco Stradiotto senatore del Pd componente della commissione parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale e autore dello studio che sta tenendo la scena in questi giorni è intervenuto per ribattere colpo su colpo alle dichiarazioni della maggioranza. “Ancora una volta sul federalismo fiscale mi pare che il Pdl giochi in difesa. Non mi spiego altrimenti”, ha detto, “il senso delle dichiarazioni odierne (di ieri, ndr) dell’amico Osvaldo Napoli, né gli obiettivi del presunto ‘controstudio’ del Pdl. Ma andiamo con ordine: anzitutto, la plausibilità dei numeri. Il nostro studio si basa sui dati illustrati in Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale da funzionari dell’Agenzia per le entrate. Sono documenti pubblici depositati in Commissione, che forse il collega Napoli dovrebbe leggere con maggiore attenzione. A partire da questi numeri – prosegue Stradiotto – abbiamo effettuato delle simulazioni non solo tra Nord e Sud del Paese, ma anche tra comuni di una stessa regione, come per esempio il Veneto. Ebbene, tutte le proiezioni dimostrano inequivocabilmente che, senza un mix diverso delle imposte devolute ai comuni, l’intero impianto del federalismo municipale rischia di non stare in piedi perché i cespiti sono squilibrati. Lo hanno capito la Lega e il Ministro Calderoli. Lo ammette implicitamente anche il presidente La Loggia che infatti riconosce l’estrema delicatezza della questione. Non a caso – ricordo a Napoli – il decreto verrà modificato. Venendo al merito politico della questione, la mia impressione è che per il Pdl il federalismo fiscale sia un problema e non – come invece noi sosteniamo da tempo – un’occasione concreta di riequilibro della finanza pubblica. Loro immaginano di compensare gli squilibri attraverso il meccanismo del ‘contributo speciale’ o con un fondo perequativo che funzioni solo come un tampone. Noi riteniamo che, così facendo, si alimenterebbe un approccio clientelare al federalismo alla lunga insostenibile per il sistema nazionale e fortemente penalizzante per i Comuni più virtuosi. Le soluzioni al ribasso non ci interessano – conclude l’esponente Pd -. Noi vogliamo il federalismo fiscale come e più della maggioranza. Ma vogliamo farlo bene”. 

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