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Emmott: «Bari e Salerno, ecco il Sud che funziona»

ROMA – Bill Emmott – ex direttore dell’Economist, prestigioso settimanale inglese che non ha mai fatto sconti a nessuno – ha da poco pubblicato un libro per Rizzoli: «Forza, Italia» sta già facendo molto discutere, perché ha come obiettivo quello di andare controcorrente, di dimostrare che spesso sono i luoghi comuni a diventare opinione diffusa. In sostanza Emmott spiega agli italiani che nel Bel Paese sono tante le eccellenze, anche lì dove non si immaginano. E di questo, cioè delle eccellenze, dei giovani ricercatori, imprenditori, professionisti che possono fare la differenza per tirar fuori l’Italia dalla naftalina, di questo Emmott parlerà a Torino, il 5 novembre, in un convegno organizzato da Rena (Rete per le eccellenze nazionali), cui partecipano tra gli altri Vendola, Chiamparino e Profumo. Professore, lei un tempo descriveva il Sud d’Italia come un bordello, nel senso dantesco del termine. Ora, invece, nel suo ultimo libro parla favorevolmente del Mezzogiorno. Co- sa le ha fatto mutare opinione? «Sono ancora convinto che la politica per il Sud sia conforme alla descrizione dantesca del bordello, cioè dominata da parassitismo, clientelismo ed eccessiva dipendenza dallo Stato. Ma penso anche che il Sud possa uscire dalla gabbia dei suoi politici e dalla sua dipendenza dallo Stato attraverso le proprie imprese e una maggiore accettazione del mercato, grazie all’energia dei giovani e allo sfruttamento della globalizzazione. Quindi credo che ci sia speranza e del resto ho incontrato molte persone che desiderano crederlo». La sua opinione su Bari e Salerno è particolarmente positiva. Cosa ha apprezzato particolarmente del capoluogo pugliese e della città campana? «Ho apprezzato molto il modo con cui queste città hanno risolto il loro storico problema della criminalità urbana, quindi come hanno restaurato il centro storico. Mi ha colpito anche come entrambe stanno cercando di sfruttare la propria storia, la propria cultura e quindi le tradizioni, il turismo, al fine di diversificare l’economia e la realtà urbana. Direi che sia Bari che Salerno sono riuscite in questo intento grazie ai loro autorevoli sindaci». Cosa l’ha colpita di più del Mezzogiorno? «Il suo potenziale, inteso come persone, imprese, come mercato proiettato in un contesto internazionale». Lei ha avuto modo di conoscere tutte le realtà italiane, ha girato in lungo e in largo attraverso lo Stivale e quindi può dirci quali sono le differenze più eclatanti tra Nord e Mezzogiorno d’Italia? «Non ci sono reali differenze tra la gente del Nord e quella del Sud, ma le Regioni – in quanto istituzioni, storia e società – sono, ovviamente, differenti l’una dall’altra. Certo quelle meridionali per troppo tempo sono state eccessivamente dipendenti dallo Stato, hanno sviluppato una politica parassitaria e ciò probabilmente a causa di una storica mancanza di senso civico verso le istituzioni. Ma singole città come Bari e Salerno dimostrano che queste mancanze, queste debolezze possono essere superate». È possibile comparare le differenze tra Nord e Sud Italia con quelle di altri Paesi europei, per esempio con l’Est e l’Ovest della Germania? «Certo, è possibile. Ovviamente ogni Paese è diverso dall’altro, ma è comunque si possono fare comparazioni: tra l’Italia e la Germania certamente, ma anche tra l’Italia e Inghilterra, dove le differenze storiche tra le società e le istituzioni locali sono difficili da modificare. Questo perché spesso le persone migliori, più intraprendenti e talentuose lasciano il proprio Paese per avere successo in qualche altro luogo». A dispetto del fatto che lei non parla italiano, crede di essere riuscito a comprendere l’essenza del nostro Paese e in particolare del Mezzogiorno? «Parlo un cattivo italiano, come parlo un cattivo giapponese, ma ho scritto molti libri sul Giappone. Sta ai lettori decidere se sono riuscito a comprendere l’essenza del vostro Paese e del Sud. Mia madre mi diceva sempre di non fare commenti sul mio lavoro, ma di lasciare questo compito ad altri».

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