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Elezioni amministrative, sì alle quote rosa

ROMA – Disco verde in Consiglio dei ministri al disegno di legge messo a punto dal ministro Mara Carfagna per garantire la parità di genere nelle procedure per l’elezione dei consigli comunali, negli statuti comunali e provinciali e in materia di costituzione delle commissioni per i concorsi pubblici. Il testo (come anticipato dal Sole 24 Ore martedì 5 aprile) si compone di quattro articoli e prevede che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore ai due terzi nelle liste dei candidati per i consigli comunali, pena la non ammissibilità delle liste stesse. Si prevede inoltre che l’elettore, nel caso voglia esprimere due preferenze, queste dovranno andare a candidati di sesso diverso, altrimenti la seconda preferenza verrà annullata. «Con il voto di oggi diamo il via ad una rivoluzione per le donne, consentiremo a molte di loro di avvicinarsi alla politica, a partire da quelle amministrazioni, i Comuni, più vicine ai cittadini» ha commentato il ministro assicurando che la libertà di voto resterà invariata «anzi – ha precisato – ampliata di un’opportunità aggiuntiva e facoltativa: non si prevede, infatti, una “quota” di genere, frutto di un automatismo. Si tratta, piuttosto, di una norma antidiscriminatoria volta a realizzare un principio di parità formalmente sancito, ma non adeguatamente compiuto». Il Ddl modifica il Testo unico degli enti locali e vale per i comuni fino a 15mila abitanti e per quelli superiori. La presenza di entrambi i sessi (articolo 3) dovrà poi essere «garantita» e non più semplicemente «promossa» negli organi collegiali di comuni e province, nonché negli enti, le aziende e le istituzioni controllate. Mentre l’articolo 4 riserva alle donne un terzo dei posti nelle commissioni per i concorsi pubblici, con la previsione che l’atto di nomina venga comunicato in via preventiva alla consigliera di parità nazionale o regionale. Il varo del Ddl è stato accolto positivamente dal-l’Anci che in una nota di Amalia Neirotti, sindaco di Rivalta di Torino e delegata alle Pari Opportunità, ne auspica la rapida approvazione in Parlamento. E di «bellissima notizia» parla Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario e deputata Pdl. «In Italia quasi 2.300 comuni (il 32% del totale) hanno giunte formate da soli uomini, senza nemmeno un assessore donna e i sindaci donna sono 880, pari al 10,9%». Il disegno di legge fa propri i contenuti di diverse proposte di legge analoghe già presentate alle Camere e punta a far valere per tutti i consigli comunali quanto già previsto dalla legge elettorale della Campania (n.4/2009) che con le quote femminili in lista e la «preferenza di genere» ha centrato l’obiettivo di un aumento delle elette, con un passaggio dalle 6 consigliere regionali del 2005 alle 14 del 2010. Ma misure che impongono il limite dei due terzi ai candidati di entrambi i sessi nella formazione delle liste elettorali sono già state adottate in sette regioni. Commenti positivi all’iniziativa sono arrivati anche dalle opposizioni di sinistra, a partire dalla senatrice Anna Maria Carloni (Pd), prima firmataria di un disegno di legge per introdurre la doppia preferenza alle comunali. Mentre il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, pur riconoscendo la bontà del segnale giunto dal governo, ha osservato come questo strida «con le recenti nomine fatte dallo stesso governo, con le quali si sono tenute le donne fuori dai cda delle imprese partecipate, con l’eloquente eccezione di Maria Grazia Siliquini, designata per ben meno nobili motivi». Critica anche la deputata dell’Idv, Silvana Mura: «ci si chiede perché un provvedimento simile non è stato varato prima o perché non si è ricorsi ad un decreto legge, per non perdere il treno della tornata amministrativa di maggio».

LISTE E PREFERENZE

Ddl Carfagna
Nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi nelle liste dei candidati per i consigli comunali, pena la non ammissibilità delle liste stesse. Nel caso l’elettore voglia esprimere due preferenze queste dovranno andare a candidati di sesso diverso, altrimenti la seconda verrà annullata. La presenza di entrambi i sessi dovrà essere «garantita» negli organi collegiali di comuni e province, enti e aziende controllate. Infine si impone che vada alle donne un terzo dei posti nelle commissioni per i concorsi pubblici.

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