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Doppio tetto all’aumento delle tasse

ROMA – Il governo rafforza la clausola d’invarianza della pressione fiscale. Mettendo nero su bianco che il peso delle tasse non potrà aumentare non solo in ambito statale ma anche regionale. A confermarlo è la versione definitiva del decreto attuativo sui tributi di regioni e province e sui costi standard sanitari. Una decisione che in qualche modo risponde alle preoccupazioni manifestate da questo giornale lunedì scorso e ribadite ieri dalla Uil. Cambia dunque l’articolo 26 del decreto legislativo. Oltre ad affidare alla conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, di concerto con la commissione tecnica paritetica per l’attuazione (Copaff), il compito di monitorare «gli effetti finanziari» del provvedimento e proporre all’esecutivo le eventuali contromisure, il testo “bollinato” dalla ragioneria generale stabilisce che: «L’esercizio dell’autonomia finanziaria non può comportare, da parte di ciascuna Regione, un aumento della pressione fiscale a carico del contribuente». Fermi restando gli innalzamenti automatici delle addizionali Irpef e Irap già oggi previsti per chi è in deficit sanitario. Per il resto trova conferma l’impianto contenuto nelle «bozze» precedenti. Che – grazie alla presenza in allegato della relazione tecnica – si arricchisce di qualche numero in più. Per finanziare le proprie funzioni fondamentali (sanità, istruzione, assistenza e trasporto locale) le regioni continueranno a basarsi soprattutto sulla compartecipazione Iva. Che, fino al 2013, resterà ferma al 44,7% attuale e, dall’anno dopo, verrà rimodulata in base all’impatto dovuto all’introduzione dei costi standard. Una rideterminazione interesserà anche l’addizionale Irpef. Che sarà composta da una parte fissa e una variabile ? 0,5% fino al 2013, 1,1% nel 2014 e 2,1% nel 2015 ? manovrabile a scelta dei governatori (a meno che non abbiano già ridotto l’Irap, ndr). La prima sarà dello 0,9% fino al 2011, dopodiché aumenterà in misura tale da compensare i tagli che le regioni subiranno per la cancellazione dei trasferimenti statali aventi carattere di generalità e permanenza e della compartecipazione all’accisa sulla benzina. Per capire di quanto cambierà l’addizionale base non basta però la relazione tecnica che quantifica solo la compartecipazione sui carburanti (1,7 miliardi nel 2008) mentre rimanda alla relazione presentata dal governo alle Camere il 30 giugno per l’ammontare dei trasferimenti statali. In quella sede le risorse da fiscalizzare erano state quantificate in circa 6,4 miliardi. Una cifra che dovrà però tener conto dei tagli ai trasferimenti contenuti nella manovra estiva (4 miliardi nel 2011 e 4,5 dal 2012 in poi) e che le regioni non disperano di recuperare almeno in parte. Determinabili (e determinati) sin d’ora sono invece gli importi dei trasferimenti a province e comuni che con l’attuazione del federalismo spariranno. Gli enti di area vasta, dal 2012, vedranno trasformarsi in compartecipazione all’accisa nazionale sulla benzina 1,1 miliardi di trasferimenti statali nel 2012 e altrettanti nel 2013 (che potrebbero tuttavia essere decurtati di oltre 700 milioni per la sforbiciata imposta dalla manovra estiva); al tempo stesso le province vedranno 2,7 miliardi di trasferimenti regionali (sempre a dati 2008) diventare un’equivalente compartecipazione al bollo auto. Dal 2013 anche i comuni vedranno sparire 2,4 miliardi di trasferimenti regionali in cambio di una porzione di pari valore dell’addizionale Irpef in mano ai governatori. Intanto il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, ha annunciato per metà novembre l’approvazione in via preliminare in consiglio dei ministri di altri due decreti attuativi su premi e sanzioni per gli amministratori locali e sull’armonizzazione dei bilanci pubblici (su cui si veda il Sole 24 ore di ieri).

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

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