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Digital divide, più penalizzate le donne

Un rapporto internazionale diffuso ieri a Sydney dall’Ong Plan International, che opera per far rispettare l’uguaglianza dei diritti tra uomo e donna nei paesi in via di sviluppo, ha portato a galla il problema del divario digitale legato al genere

Plan International è una Ong che si batte per i diritti delle giovani donne nei paesi in via di sviluppo. Attualmente sta portando avanti l’iniziativa “Because I am a girl” per educare e promuovere il rispetto del genere femminile nel mondo globalizzato.
A tal scopo, la Ong pubblicherà ogni anno, e fino al 2015, diversi rapporti che possano fornire prove tangibili delle disuguaglianze ancora presenti tra diritti degli uomini e diritti delle donne. Uno di questi documenti, presente sul sito Internet dell’organizzazione, riguarda proprio una sorta di divario digitale sessuale che relega il genere femminile a fruitrice eventuale della tecnologia.
Ruolo che garantisce alla donna solo una parte dei vantaggi del mondo digitale, esponendola invece alla totalità dei rischi legati alle molestie e allo sfruttamento. Per le ragazze povere, la doppia faccia della tecnologia è ancora più marcata poiché il mancato accesso alla cultura digitale rende i giovani vulnerabili agli inganni.
Nel presentare il documento, il direttore di Plan International per l’Australia, Ian Wishart, ha detto che «se le ragazze fossero sollevate dalla povertà in numero sufficiente, potrebbero avere un impatto enorme sull’economia di una nazione, diventando un motore di crescita».
Globalmente le ragazze sono in netta minoranza negli studi informatici e sono private dell’accesso a Internet o a dispositivi mobili (non solo telefoni cellulari) perché ritenute meno importanti dei coetanei maschi. «Nei paesi in via di sviluppo sono spesso lasciate indietro nell’accesso alla tecnologia, ma appena acquisiscono il primo telefonino o usano internet – ribadisce Wishart – sono esposte agli stessi rischi di molestie o sfruttamento delle loro sorelle nel mondo “sviluppato”».

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